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FINE VITA/ 1. Barcellona: togliamo la maschera ai difensori dei falsi diritti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Sarebbe facile a questo punto ribattere che in realtà siamo in presenza di una nuova metafisica, che si propone di sostituire alla narrazione del soggetto la narrazione tecnico scientifica e che, nonostante tutto, i residui umani non assimilabili a questa visione del mondo riusciranno come scrive Didi Huberman a riaccendere le lucciole di cui persino Pasolini aveva decretato la scomparsa. Ma per adesso, prima di entrare nel merito di obiezioni più incisive, voglio limitarmi ad alcune considerazioni sul significato che questo movimento di idee assume nell’epoca attuale.

Certamente questa nuova ideologia della fine delle ideologie occulta abbastanza bene la sua natura di ideologia che legittima i nuovi poteri, legata alle metamorfosi della triade capitale, scienza, tecnica.  Se non si vuole infatti credere al miracoloso rovesciamento di cui parla Esposito nell’immaginare che la vita riesca a liberarsi del potere e a farsi norma di se stessa, di una futura umanità, arricchita dalle potenzialità dello sviluppo tecnologico, si deve invece convenire che l’esito di una cultura dell’oggettivazione senza residui, in cui non ci sono più attori né protagonisti, ma solo comparse di una messa in scena che obbedisce ad un regista immanente, ci trasforma in impotenti spettatori della nostra stessa estinzione come specie, composta da uomini e donne capaci di amare.

È dunque veramente paradossale che i sostenitori di visioni in cui la libertà e la dignità della persona non riescono a trovare alcun vero spazio di rilevanza autonoma, e che implicitamente ipotizzano il futuro di masse alienate ed eterodirette da apparati di potere tecnoscientifico, levino poi il loro grido disperato per difendere la libertà di morire di chi non è mai stato tutelato come essere vivente nelle sue aspettative di riconoscimento economico e sociale: lavoro e retribuzione. Ha ragione chi pensa che i diritti di quarta generazione sono un ennesimo inganno con cui alcune élite intellettuali spostano i problemi della vita quotidiana su un terreno che ne ignora la consistenza per definizione: nel mondo della biopolitica le persone non sono in grado di opporre alcuna resistenza senza fare appello a ciò che volutamente la biopolitica ignora. La realtà degli esseri viventi non conta più nulla.

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