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FINE VITA/ 2. Binetti: così si supera la "guerra" tra vita e libertà

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Non c’è legge positiva che possa dirsi una buona legge se contraddice i dettami della legge naturale, perché se così fosse si produrrebbe un vulnus profondo, una ferita alla natura stessa dell’uomo. Non di un uomo genericamente inteso, ma di questo uomo concreto, di questo medico o di questo paziente. Una legge che ha cercato un bilanciamento tra i diversi principi in gioco, cercando di garantire vita e libertà; senza cedere né al rischio dell’abbandono terapeutico, legato ad un falso rispetto della presunta volontà del paziente, né tanto meno al rischio di un accanimento terapeutico inutilmente carico di ulteriori sofferenze per il malato.

 Eppure è stata una legge bistrattata dall’opposizione, che ha rovesciato su di lei ogni possibile insulto, ogni più drammatica accusa, con una violenza verbale ripetitiva che ha rivelato il sottofondo ideologico e a tratti spregiudicato, come è accaduto in tanti emendamenti proposti dai radicali. Un’opposizione che non ha colto il criterio di prudenza, di precauzione e di proporzionalità delle cure a cui la legge si è attenuta in linea con i progressi fatti dalla scienza e dalla tecnica. L’opposizione ha citato in modo contraddittorio e strumentale la Convenzione di Oviedo e il codice deontologico, a seconda della tesi di volta in volta sostenuta in questo o in quell’emendamento. Eppure questa è una legge che, nell’ambito della relazione di alleanza, consente praticamente tutto al medico e al paziente, salvo una e una sola cosa: il malato non può chiedere che altri ponga fine alla sua vita e il medico non può mettere fine alla vita del paziente in modo diretto ed intenzionale. È così dai tempi di Ippocrate e per secoli i medici hanno giurato con queste stesse parole.

Molte cose sono state dette nelle lunghe ore di aula, spesso senza entrare nel vivo della legge così come è scritta, ma avendo come riferimento una immagine distorta, ideologica, ostile di una legge volutamente fraintesa per sostenere, dietro l’elogio appassionato della libertà, tesi e teorie sottilmente o grossolanamente eutanasiche. Mentre l’opposizione, rappresentata da Pd-Idv, a cui si è unita anche una parte piccola ma agguerrita di Fli, scatenava una guerra di parole e di invettive contro l’asse Pdl-Lega-Udc, a questi ultimi si rimproverava la violenza dell’articolato della legge, reo di ribadire con una flemmatica insistenza il suo no all’eutanasia, simbolicamente riassunta nella garanzia della nutrizione e della idratazione al paziente, a meno che non si trovi in condizioni di fine vita.



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COMMENTI
13/07/2011 - biotestamento (maria gonano)

la legge approvata lascia una fessura. Aria di fessuura porta alla sepoltura.

 
13/07/2011 - L' Italia può essere fiera (GIOVANNI PIERONI)

Il Parlamento ieri ci ha dato finalmente una risposta alla nostra domanda di politica alta,che guarda al bene dell' uomo, al rispetto della sua dignità.Non è questo che un cittadino chiede prima di tutto allo Stato? Io, personalmente, si. Non c' è stata una vendetta come qualcuno ha sostenuto, ma un' atto di giustizia riparatrice a un fatto tremendo accaduto più di due anni orsono. Finalmente, se il Senato confermerà,non si potra più permettere che a una persona in stato di incoscienza, sia negato il diritto all' assistenza vitale. Se non altro perchè manca il suo consenso attuale.

 
13/07/2011 - Ieri? Una giornata triste (benedetta frigerio)

Ma come si fa a esultare quando abbiamo messo dopo la vita (legge 194) anche la morte ai voti?