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FINE VITA/ 2. Binetti: così si supera la "guerra" tra vita e libertà

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Più volte è emersa una sorta di confusione tra il fatto che la legge abbia come target specifico soprattutto pazienti in stato vegetativo, e le condizione di fine vita in cui tutti prima poi ci imbatteremo. Questa legge dice con chiarezza che al paziente in stato vegetativo nutrizione e idratazione vanno assicurate, al paziente terminale, in fin di vita molto probabilmente no perché potrebbero essere inutili e dannose. Una distinzione chiara e lineare che permette di circoscrivere molto meglio i confini dell’accanimento terapeutico e che non obbliga nessuno a vivere suo malgrado, solo perché un medico-orco lo tiene prigioniero con un sondino naso-gastrico.

C’è stato un dibattito troppo spesso fortemente ideologico, in cui non c’era riscontro tra le accuse lanciate ai colleghi sostenitori della legge e quanto c’è realmente scritto nella legge. Molte parole grosse sono volate in aula, ma soprattutto molte mistificazioni di quanto la legge dice realmente. La speranza è che la curiosità, prima molla di ogni sapere, spinga le persone a leggere il testo nella sua versione originale, così come è stata approvata dalla Camera. Si accorgerebbero che è una legge assai più mite di quanto i suoi detrattori non vogliano far apparire, perché parte da una relazione di ascolto e di rispetto, in cui il medico tiene pienamente conto degli orientamenti espressi dal paziente, salvo che questi non tendano ad occasionare la sua morte. Il sì alla vita e il no ad una accelerazione della sua fine sono il vero leitmotiv della legge. Tutto qui: ad una persona che esprime precisi orientamenti da attivare quando non sarà più in condizione di intendere e volere il medico garantisce la piena accoglienza di quanto chiede, purché questo non si configuri come una forma di eutanasia.

In realtà è una buona legge, che avrebbe potuto essere migliore, se ci fosse stato un clima collaborativo più ampio ed esplicito. È una legge che avrebbe potuto investire di più sulle risorse da mettere a disposizione dei malati e delle loro famiglie, sulla creazione di strutture ad hoc in cui accogliere i pazienti in stato vegetativo persistente, formula ormai entrata nell’uso, per riferirsi alla platea delle persone a cui si potrà applicare questa legge. In uno sforzo di ulteriore chiarificazione si è cercata una formula scientificamente meno equivocabile per esprimere lo stesso concetto, ma ci sono seri dubbi che l’eccesso di tecnicismo contenuto nel comma 6 dell’articolo tre possa diventare di uso comune...



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COMMENTI
13/07/2011 - biotestamento (maria gonano)

la legge approvata lascia una fessura. Aria di fessuura porta alla sepoltura.

 
13/07/2011 - L' Italia può essere fiera (GIOVANNI PIERONI)

Il Parlamento ieri ci ha dato finalmente una risposta alla nostra domanda di politica alta,che guarda al bene dell' uomo, al rispetto della sua dignità.Non è questo che un cittadino chiede prima di tutto allo Stato? Io, personalmente, si. Non c' è stata una vendetta come qualcuno ha sostenuto, ma un' atto di giustizia riparatrice a un fatto tremendo accaduto più di due anni orsono. Finalmente, se il Senato confermerà,non si potra più permettere che a una persona in stato di incoscienza, sia negato il diritto all' assistenza vitale. Se non altro perchè manca il suo consenso attuale.

 
13/07/2011 - Ieri? Una giornata triste (benedetta frigerio)

Ma come si fa a esultare quando abbiamo messo dopo la vita (legge 194) anche la morte ai voti?