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DONNA IN COMA/ Fa più male la legge o l’ipocrisia di media e sindacati?

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Di che si tratta?

C’è l’INPS e il datore di lavoro che fino ad un certo punto retribuiscono il lavoratore malato. Poi in caso di licenziamento dopo un certo periodo (nel caso di specie di un anno) il datore di lavoro è tenuto a pagare in aggiunta l’indennità di preavviso, poi se il dipendente rimane malato c’è ancora l’INPS che eroga il trattamento di disoccupazione (pari a circa mille euro mensili) e i contributi figurativi fino all’anno successivo: si tratta di provvidenze che se il rapporto di lavoro si protraesse oltre i 12 mesi, e dunque di norma senza o con una minima retribuzione, non potrebbero essere corrisposte. Se poi la patologia permane ed è grave c’è la possibilità di chiedere il trattamento di invalidità o la pensione di “accompagnamento” e di ottenere ulteriori sussidi, di fruire di un sistema assistenziale tra i più “protetti” al mondo e di riconoscere ai familiari della persona malata “permessi” retribuiti per l’assistenza secondo la L. 104/92.

Dunque il datore di lavoro ha delle scadenze contrattuali precise.

Di certo, non si può pretendere di obbligare il datore di lavoro a mantenere sine die un rapporto di lavoro con una persona in coma irreversibile, anche perché la giurisprudenza ha più volte affermato che se il datore non “licenzia” il lavoratore entro un ragionevole tempo successivo al comporto perde il diritto a farlo in seguito.

Ma allora secondo lei la vicenda è stata strumentalizzata?

Gli organi di stampa non hanno riportato la vicenda nei dettagli, per cui è difficile rispondere con cognizione di causa. Sembrerebbe che i toni “formali” usati dall’azienda nella lettera di licenziamento e le modalità con cui è stata consegnata siano stati poco rispettosi del dramma personale e familiare; così come è censurabile l’“irrigidimento” aziendale nel negare il godimento delle ferie pregresse per prolungare di qualche settimana il rapporto di lavoro. Ma anche se può sembrare “politicamente scorretto”, l’impressione di una certa strumentalizzazione da parte della Cgil rimane, così come la confusione che è stata ingenerata attribuendo ogni colpa al datore di lavoro.

Può spiegare meglio?


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COMMENTI
15/07/2011 - UNO SCHIFO.... (Guido Gazzoli)

scusate..ma la carità cristiana dov'è andata a finire ? Se si commentano notizie del genere e si tenta di dare spiegazioni giuridiche..beh..mi pare che si sia superato il limite della decenza. D'altronde se i recenti provvedimenti di tremonti colpiscono in modo considerevole i disabili , tagliandogli i fondi ed in un certo senso condannandoli , mi pare che parlare di sussidiarietà e promulgarla sappia tanto di scusa per mascherare una linea che avrebbe fatto felici certi gerarchi del secolo scorso. Con tutto il rispetto per le diversità di opinioni , mi pare che qui si sia superato ampiamente il limite della decenza. Scusate ma mi fate venir voglia di emigrare verso Paesi veri,più civili..dove di fronte a casi del genere si muoverebbero tutti per far chiuder immediatamente l'Azienda che ne è protagonista...invece da noi i manager Thyssen che uccidono gli operai ottengono le standing ovation in Confindustria e manager coen sabelli di CAI definiscono i lavoratori "materiale umano".. Complimenti Guido Gazzoli