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DONNA IN COMA/ Fa più male la legge o l’ipocrisia di media e sindacati?

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Immagine d'archivio  Immagine d'archivio

Il punto è questo. Se una persona, madre di quattro figli, è da più di un anno in “stato vegetativo”, è giusto imporre al datore di lavoro di mantenerle il posto di lavoro a vita? In altri termini: è davvero giusto scambiare un’aspettativa morale, di solidarietà e anche di “rispetto delle forme” – che condivido pienamente - con un obbligo giuridico così gravoso? Non è invece lo Stato, il sistema del welfare, il terzo settore, la rete di persone attorno a quella donna a doversene fare carico? Eppoi: che tutela reale riconosce il nostro ordinamento ad una donna, madre di quattro figli? Come sostiene la famiglia? Come favorisce la maternità e questi atti di coraggio (ho letto che la donna è entrata in coma per portare alla luce il quarto figlio) sul piano fiscale, scolastico, educativo, normativo? Queste sono domande radicali che ciascuno di fronte a queste situazioni drammatiche si dovrebbe porre, anziché “sbattere in prima pagina” e sottoporre a ispezione ministeriale l’imprenditore maldestro che dopo un anno di lavoro comunichi il recesso ad una dipendente in coma irreversibile. Ma la demagogia non finisce qui.

In che senso?

Nel senso che, per quello che ho potuto leggere, gli opinionisti e i giornali più accaniti nel sostenere un diritto illimitato al posto di lavoro al dipendente in stato vegetativo sono gli stessi che sostengono in casi analoghi l’eutanasia e che si oppongono al disegno di legge sul “fine vita” attualmente in discussione in Parlamento. Come dire: si può “staccare la spina” su una vita malata ma …devi conservare il posto di lavoro. Qui siamo al paradosso dell’ideologia che, come diceva Chesterton, è sempre “una verità impazzita”. Ma è più facile trovare il “mostro da prima pagina” che riflettere veramente su quella donna, su suo marito e sui loro quattro figli e su quello che questa vicenda chiede a tutti, compreso lo Stato e le istituzioni. E qui non ce la si può certo cavare mandando un’”ispezione ministeriale”.




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COMMENTI
15/07/2011 - UNO SCHIFO.... (Guido Gazzoli)

scusate..ma la carità cristiana dov'è andata a finire ? Se si commentano notizie del genere e si tenta di dare spiegazioni giuridiche..beh..mi pare che si sia superato il limite della decenza. D'altronde se i recenti provvedimenti di tremonti colpiscono in modo considerevole i disabili , tagliandogli i fondi ed in un certo senso condannandoli , mi pare che parlare di sussidiarietà e promulgarla sappia tanto di scusa per mascherare una linea che avrebbe fatto felici certi gerarchi del secolo scorso. Con tutto il rispetto per le diversità di opinioni , mi pare che qui si sia superato ampiamente il limite della decenza. Scusate ma mi fate venir voglia di emigrare verso Paesi veri,più civili..dove di fronte a casi del genere si muoverebbero tutti per far chiuder immediatamente l'Azienda che ne è protagonista...invece da noi i manager Thyssen che uccidono gli operai ottengono le standing ovation in Confindustria e manager coen sabelli di CAI definiscono i lavoratori "materiale umano".. Complimenti Guido Gazzoli