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Cronaca

SUICIDIO DI MARIO CAL/ L’avvocato: il vice di Don Verzè era preoccupato per il San Raffaele

A destare i timori di Cal, ha spiegato Minniti, il fatto che la struttura ospedaliera non disponesse più dei soldi per pagare i fornitori e l’impossibilità di riscuotere i crediti vantati.

Mario Cal - Foto Ansa Mario Cal - Foto Ansa

Era preoccupato per la situazione finanziaria del San Raffaele. Non è questa, certo, l’unica causa del suicidio di Mario Cal,  vicepresidente della Fondazione Monte Tabor che gestisce il San Raffale, ma, quantomeno, l’esasperata condizione psicologica in cui si è sparato un colpo di pistola alla nuca. Lo ha rivelato il suo avvocato, Rosario Minniti: «Cal era molto preoccupato, non tanto per l'inchiesta, quanto per la situazione del San Raffaele», ha spiegato. A destare i suoi timori, ha aggiunto il legale,  il fatto che non ci fossero più soldi per pagare i fornitori. Il vice di Don Verzè era stato ascoltato dal pm milanese Luigi Orsi per far definire i contorni del debito di 900 milioni di euro della struttura ospedaliera. Minniti, inoltre, ha spiegato che Cal era preoccupato, oltre che per i debiti, per i l’impossibilità di recuperare i crediti vantati dall’ospedale. A quanto si è appreso, ha lasciato due lettere, indirizzate alla moglie e alla segretaria. Sono al vaglio della polizia scientifica e il loro contenuto, al momento, è ignoto. L’uomo si è sparato un colpo alla testa pochi minuti dopo essere entrato nel suo ufficio per raccogliere gli effetti personali, dato che dalla settimana scorsa era dimissionario. E’ stata la segretaria ad udire esplodere il colpo e a ritrovarlo riverso in una pozza di sangue. Si è ucciso con la sua Smith and Wesson. Aveva il porto d’armi e la portava sempre con sé.