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G8 GENOVA/ 2. Il poliziotto: vi svelo il "patto" che ha dato via agli scontri

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Una foto scattata durante gli scontri di Genova del 2001 (Foto Ansa)  Una foto scattata durante gli scontri di Genova del 2001 (Foto Ansa)

«Quando arrivò la notizia che un ragazzo era rimasto ucciso in Piazza Alimonda calò in mezzo a noi uno sconforto assoluto. Ricordo un collega che si mise a piangere. Ci chiedevamo com’era possibile che si fosse arrivati a questo, perché era successo quello che era successo. Ci sentivamo imprigionati in qualcosa di più grande di noi, come sei dei poteri oscuri avessero pilotato la manifestazione fino alla morte».

Chi parla è uno delle migliaia di poliziotti che dieci anni fa presero parte alle giornate del G8 a Genova, sfociate il 20 luglio nella morte di Carlo Giuliani di cui si ricorda appunto il decennale della morte. Il poliziotto che abbiamo intervistato lo chiameremo C., perché vuole conservare l’anonimato, tanto è il peso che quelle tragiche giornate, dieci anni dopo, hanno ancora per chi vi prese parte. “Ricordo questi ragazzi che fermavamo” dice C. “Nei loro zaini spranghe, pietre. Rimanevamo con loro in attesa che fossero portati via, tentavamo di parlarci. Perché tutto questo? Non c’era risposta. Ma avevamo le stesse domande quel giorno, noi e loro. Avevamo gli stessi bisogni e cercavamo di capire cosa stesse succedendo. Qualcosa di troppo grande per tutti e che era sfuggito di mano”.

 

Di quelle giornate di dieci anni fa ancora oggi è difficile dare un racconto preciso, dettagliato. Ci sono ancora molti lati oscuri.

 

Purtroppo diversi di noi hanno cercato di dare un contributo, di costruire un dialogo, ma i nostri interventi, anche se richiesti, non sono poi mai stati resi pubblici per un motivo o per l’altro.

 

Com’era il clima tra le forze dell’ordine nei giorni precedenti il G8? Eravate stati allertati di una serie di manifestazioni così imponenti come poi sono state?


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COMMENTI
20/07/2011 - Ragione (Paolo Laoreti)

Contra factum non datur argumentum: il tono del precedente commento è preoccupante e dice di una posizione in cui ci si considera latori unici della giustizia, mentre il male è sempre visto incarnato nell'avversario di turno che non è mai da rispettare ma solo nemico da disprezzare e possibilmente eliminare. La vera lotta è nel combattere la possibilità di male che è in ciascuno di noi, in primis in chi scrive. Un po' di realismo non guasterebbe (almeno ogni tanto)

 
20/07/2011 - oh (enrico chiesa)

ma che bravo e buono questo sbirro, anzi come sono tutti bravi e buoni dividevano l'acqua con i fermati.... si certo come no le immagini della loro bontà non sono manipolate, raccontano semplicemente quello che è successo, e non ho visto nessun poliziotta dare dell'acqua ad una persona fermata, ho visto solo degli sbirri esaltati picchiare gente inerme così come in val di susa ho visto sbirri lanciare pietre dal cavalcavia sulle persone che stavano sotto questo poliziotto avrebbe voluto vedere i manifestanti bloccare i "black block", be io avrei voluto vedere i poliziotti fermare i loro colleghi macellai, questo non è successo, semplicemente perchè erano tutti daccordo e pure negli anni dei processi hanno avuto lo stesso compartamento indegno, mafioso e omertoso, con bugie, depistaggi, scaricabarile