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GEMELLE SIAMESI/ Quale "regola" può decidere chi far vivere?

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La corsia di un ospedale (Foto Imagoeconomica)  La corsia di un ospedale (Foto Imagoeconomica)

È già capitato: due figli in mare, una stretta disperata del padre, che riesce a strapparne all’acqua uno solo. Ne soffrirà, ma non ha scelto lui. È stato strumento di un’altra volontà. Ma in un simile caso è l’istinto, l’impulso di un millesimo di secondo a muovere. Papà e mamma delle bimbe bolognesi hanno già avuto e avranno giorni, ore di pensieri e dubbi. Non sta a loro. Se ancora vale per la professione medica, vorremmo credere per la vocazione medica, la sublime regola “in scienza e coscienza”, tocca ai medici, e ai più bravi, fare di tutto perché la vita prevalga. La vita di chi potrà farcela. Tocca a loro essere strumenti perché il destino di quelle bambine si compia, com’è per ogni vita umana.

Nessuno ti garantirà mai che, tra due figli, l’uno non soccomba a una disgrazia, a una malattia. Ci si può abbandonare, rabbiosi o sfiduciati, a un fato beffardo, crudele. Scoprirci birilli del caso. Già il fatto che non tocchi a noi soli, ma a tanti uomini e donne al mondo è un conforto, come lo è sempre la condivisione, la fraternità nel dolore.

Ma c’è un’altra possibilità: guardare quei corpicini abbracciati e lasciarli andare a chi misteriosamente li ha voluti per noi, a chi li vede e conosce, da sempre, e li ha donati come segno. Del nostro limite, certamente. Della nostra grandiosa capacità di amare, di rinunciare in nome di questo amore. Non è facile. È terribile, è lo strappo più grande.

Non sono nostri i figli che ci sono stati dati. È più sensato, oltre che dolce, pensare che Qualcuno li abbia voluti e li ama, quaggiù, per il tempo che sarà loro dato. Un battito di ciglia, a fronte dell’eternità.



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