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IL CASO/ Il matrimonio? Più importante del permesso di soggiorno…

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Alfonso Quaranta, presidente della Consulta (Imagoeconomica)  Alfonso Quaranta, presidente della Consulta (Imagoeconomica)

La sentenza di ieri della Consulta ha sancito l’incostituzionalità di ogni “ostacolo” al matrimonio derivante dalla mancanza di possesso di un regolare permesso di soggiorno in Italia. In altre parole, ed è quello che qui preme sottolineare, ha sancito il riconoscimento di un diritto umano fondamentale.

Con la sentenza n 245 del 25 luglio 2011 infatti la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 116 del codice civile come modificato dall’art. 1, comma 15, della legge 15 luglio 2009, n. 94 (disposizioni in materia di sicurezza pubblica - cosiddetto pacchetto sicurezza), nella parte in cui prevede l’obbligo di presentare all’ufficiale di Stato civile un documento attestante la regolarità del soggiorno in Italia.

Per quanto giustificato sia il controllo delle frontiere e dei flussi migratori e, in particolare, l’assoggettamento dello straniero a norme e prassi specifiche, a tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico, e per quanto sia riconducibile a tale scopo contrastare i “matrimoni di comodo” di stranieri con cittadini italiani (al fine di ottenere un titolo di soggiorno), la Corte ritiene che la norma non realizza “un ragionevole e proporzionato bilanciamento dei diversi interessi coinvolti”. I giudici sottolineano inoltre che il limite introdotto dal pacchetto sicurezza riguarda anche i cittadini italiani, poiché si verifica (o meglio, si verificava fino alla data della pronuncia) una “compressione” del loro fondamentale diritto a contrarre matrimonio.


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