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Cronaca

ISLAM/ Nura e quel matrimonio che fa a pugni col nostro buonismo

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È evidente che solo la stupidità o la malafede possono dar credito a queste obiezioni; è evidente che Nura va protetta, strappata a quella famiglia di aguzzini, e pazienza se sarà doloroso, se sarà difficile. Non c’è integrazione possibile, non cerchi responsabilità il ministro Carfagna. Non fidiamoci più. Al primo sospetto di vessazioni fisiche o sulle coscienze, si muova la scuola, i servizi sociali, i tribunali. Ci sono bambini orfani che trovano famiglie amorevoli.

Meglio toglierle alla famiglia, le Nura, come le Nusheen, le Hina. Prima che sia troppo tardi, prima di trovarle sepolte dentro un sacco in un prato. O prima che si sentano costrette a piegare il capo, e con un esofago nuovo, sapientemente ricostruito dai medici, le troppe Nura si plachino e acconsentano a sposare l’uomo prescelto. Gli esperti, gli studiosi ci dicono che nella tradizione musulmana (quale tradizione, e di quale Islam?) un matrimonio è valido solo se le due parti vi acconsentono liberamente. Non fidiamoci troppo. Non è solo colpa di ignoranza e tradizioni ancestrali, col tempo destinate a mutare.

Le storie come quella di Nura sono l’esito del buonismo ottuso e strumentale a certa politica; della tolleranza omertosa di troppi cultori di usi e costumi; della complicità di leader religiosi fai da te, incontrollabili; di certo complesso di colpa che ci prende, davanti al nostro benessere e alla coscienza di secoli di sfruttamento e depredazione. E ci impedisce di intervenire in tempo, di essere severi e rigidi, di pretendere rispetto e controlli, impietosi. Ne va della vita. Ne va del nostro modo di guardare all’umano, della salvezza di una cultura, la nostra.

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