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TAV/ Perché lo Stato ha preso le botte in Val di Susa?

Gli attacchi dei Black Blocks e di altri gruppi neo-anarchici insurrezionali nel cantiere della TAV a Chiomonte in Val di Susa meritano una seria riflessione. L'analisi di ROBI RONZA

Gli scontri di ieri in Val di Susa (Imagoeconomica) Gli scontri di ieri in Val di Susa (Imagoeconomica)

Gli attacchi dei “Black Blocks” e di altri gruppi neo-anarchici insurrezionali contro gli operai al lavoro nel cantiere della TAV a Chiomonte in Val di Susa (Torino) e contro le forze di polizia che presidiavano ieri il luogo in loro difesa  implicano due ordini di commenti. Si tratta da un lato di prendere atto che in Italia e nel resto d’Europa si registra la presenza  appunto di gruppi neo-anarchici insurrezionali che sono pronti a cogliere qualsiasi caso rilevante di scollamento tra umori popolari e classe politica per provocare eruzioni di cieca violenza.

A questi gruppi non importa in ultima analisi quale sia la posta in gioco. L’altro ieri erano le riunioni del G8, ieri il progettato ampliamento della base americana a Vicenza, oggi la TAV in Val di Susa, domani chissà che cosa. Gli va bene qualunque cosa purché appunto abbia determinato in misura rilevante quello scollamento di cui si diceva. Con riguardo a questo fenomeno il problema è nell’immediato di legittima difesa sociale, quindi di polizia.

Un Paese come il nostro, che ha cinque polizie, sulla carta sarebbe del tutto in grado di reggere la prova. In realtà non è sempre così  proprio perché le polizie sono cinque, mai abbastanza collegate tra loro sia in quanto ad attività di investigazione che in quanto a coordinamento in operazioni di ordine pubblico. Ieri a Chiomonte ce n’erano in campo tre, e almeno da quanto si è potuto capire senza essere sul posto non sembra che ciò sia stato di grande vantaggio per la causa dell’ordine pubblico.

Con un tale schieramento sul campo di reparti anti-sommossa largamente attrezzati, se le forze di  polizia perdono il controllo del teatro degli scontri e subiscono l’iniziativa dei gruppi di manifestanti violenti ciò significa che manca l’unità di comando, oppure che questa è insufficiente o inadeguata. Inoltre in un contesto del genere le aree boschive circostanti e sovrastanti il luogo per sua natura predefinito del confronto avrebbero dovuto essere occupate e presidiate preventivamente. E non sembra che ciò sia stato fatto.


COMMENTI
04/07/2011 - impressioni (francesco taddei)

questa classe politica è abituata a questo metodo di lavoro da almeno vent'anni. dubito che persone di 60 anni possano cambiare forma mentis. magari i giornalisti possono premere sui politici più giovani( es. alfano con e. letta). un pensiero sulle forze dell'ordine: cinque corpi e nessun raccordo fra loro, non è solo questione di ordini o comandi, è lo specchio della disunità nazionale degli italiani!

 
04/07/2011 - malessere sociale (francesco scifo)

Senza volere giustificare degli scontri di piazza penso che essi siano il sintomo di un malessere sociale diffuso. I disordini sono l'espressione della distanza siderale che esiste tra la classe politica attuale ed il paese: quando si sente il presidente di un organo costituzionale limitarsi a ripetere una litania, dove fa un vuoto appello ad un generico senso di responsabilità,allora si ha la conferma del vuoto che si è creato tra eletti ed elettori. Si tratta di una disconnessione che colpisce tutte le parti politiche di destra e di sinistra che, non a caso, si sono schierate tutte a favore della prosecuzione dei lavori, senza tenere alcun conto della situazione e dei desideri delle popolazioni.