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Cronaca

TAV/ Perché lo Stato ha preso le botte in Val di Susa?

Gli scontri di ieri in Val di Susa (Imagoeconomica)Gli scontri di ieri in Val di Susa (Imagoeconomica)


Sin qui la questione per quanto concerne appunto i suoi aspetti tipicamente di polizia, di legittima difesa sociale, che perciò stesso si pongono e vanno risolti in modo immediato. C’è però poi da soffermarsi sull’altro lato della questione: la drammatica incapacità della classe politica italiana, comune sia al centrodestra che al centrosinistra, a comunicare al pubblico le grandi questioni del Paese nei loro esatti termini, ad aprire su di esse dei dibattiti approfonditi e completi, e a raccogliere se del caso un consenso popolare chiaro e conclusivo, che non possa venire rimesso poi in discussione da minoranze militanti che pretendono di essere i rappresentanti autentici della volontà dei più.

Come ho scritto anche altrove, dire forte e chiaro che i responsabili degli incidenti di ieri  a Chiomonte e i loro ispiratori sono dei criminali è vero, è necessario, ma non sufficiente. Occorre anche andare a vedere che cosa apre il varco a sviluppi di questo genere. Prima di ogni altra cosa si tratta di un problema per così dire di “filosofia” politica. Un’innovazione di cruciale rilievo andrebbe sempre preceduta da un grande dibattito, tale da favorire l’emergere dei vari giudizi, il loro confronto e la loro sintesi; nonché la previa ricognizione accurata e la previa conciliazione minuta di tutti i legittimi interessi in gioco; in primo luogo di quelli della popolazioni dei territori interessati.

Invece nel nostro Paese si fa di regola tutt’altro, come è accaduto infatti anche nel caso della TAV. Il piano viene elaborato e discusso nel proverbiale Palazzo fino a quando si mobilita contro di esso qualche interesse costituito o qualche minoranza militante, che lo mette in piazza screditandolo. Soltanto allora si corre ai ripari cercando di andare a spiegare all’opinione pubblica le ragioni a favore dell’iniziativa; a questo punto però la battaglia in pratica è già persa poiché nella comunicazione di massa chi parla per primo si assicura perciò stesso, al di là della fondatezza delle sue ragioni, un vantaggio che poi diventa molto difficile colmare.

Nel caso della TAV in Val di Susa, per rendersene conto basta una breve “navigazione” su Internet: in tutti i motori di ricerca più comunemente utilizzati sono decine i siti “no TAV” che precedono quelli non diciamo favorevoli ma quantomeno non ostili al progetto. E in barba al suo stile di regola enciclopedico persino la voce in proposito di Wikipedia è rigorosamente schierata a favore del “no TAV”.


COMMENTI
04/07/2011 - impressioni (francesco taddei)

questa classe politica è abituata a questo metodo di lavoro da almeno vent'anni. dubito che persone di 60 anni possano cambiare forma mentis. magari i giornalisti possono premere sui politici più giovani( es. alfano con e. letta). un pensiero sulle forze dell'ordine: cinque corpi e nessun raccordo fra loro, non è solo questione di ordini o comandi, è lo specchio della disunità nazionale degli italiani!

 
04/07/2011 - malessere sociale (francesco scifo)

Senza volere giustificare degli scontri di piazza penso che essi siano il sintomo di un malessere sociale diffuso. I disordini sono l'espressione della distanza siderale che esiste tra la classe politica attuale ed il paese: quando si sente il presidente di un organo costituzionale limitarsi a ripetere una litania, dove fa un vuoto appello ad un generico senso di responsabilità,allora si ha la conferma del vuoto che si è creato tra eletti ed elettori. Si tratta di una disconnessione che colpisce tutte le parti politiche di destra e di sinistra che, non a caso, si sono schierate tutte a favore della prosecuzione dei lavori, senza tenere alcun conto della situazione e dei desideri delle popolazioni.