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TAV/ In Val di Susa si compirà di nuovo la "profezia" di Pasolini?

Alcuni giovani si preparano allo scontro con le forze dell'ordine in Val di Susa (Foto Ansa) Alcuni giovani si preparano allo scontro con le forze dell'ordine in Val di Susa (Foto Ansa)

Vendola e Di Pietro, sì, proprio il Tonino che negli ultimi tempi mostrava inusitata moderazione, hanno portato nei giorni scorsi la loro solidarietà alla valle “occupata militarmente” e proclamata da non si sa chi Repubblica autonoma. Un terrificante errore politico che non potrà non ripercuotersi nel futuro immediato di questi due leader, che hanno dimostrato sul campo un grado di irresponsabilità impressionante.

Grillo è un capopopolo, Vendola invece il governatore di una Regione, Di Pietro il leader di un partito che siede in Parlamento. Ogni loro frase in appoggio a questa vera e propria guerriglia eversiva è un concreto atto di connivenza con i violenti, con gli eversori evocati dal Capo dello Stato.

Il movimento No Tav aveva le sue buone e legittime ragioni di dissenso, oggi quelle motivazioni sono state definitivamente seppellite da quelle bombe piene di ammoniaca e da un bilancio di feriti tra le forze di Polizia davvero impressionante. Poliziotti che, come ai tempi di Valle Giulia a Roma, primo focolaio di una tensione che sarebbe poi sfociata nel terrorismo degli anni di piombo, come magistralmente scriveva Pasolini su Il Corriere della Sera, erano e sono uomini e donne del popolo, gente con stipendi non adeguati, ma che hanno saputo tener testa alla violenza di giovanotti, ragazzi e ragazze, italiani e non, spesso con la carta di identità di figli di quella buona borghesia che dai salotti profumati di soldi incitano alla violenza vigliacca dell’“armiamoci e partite”.

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