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ITINERARIO/ Se basta un iPhone a riscoprire la campagna...

Profumi e colori della campagna Profumi e colori della campagna

Mia nonna Angiolina passava le giornate a raccogliere l'erba medica per i conigli, ad accudire la vigna sulla strada verso Rocchetta Tanaro e talvolta si concedeva un riposo sotto il fico rosso della sua casa. Io andavo lì a farmi raccontare la storia dei bigatt (i bachi da seta) che poi avrei studiato in economia politica, all'università.
Non c'è da vergognarsi ad andare in campagna, proprio no, vero Giulio (Sapelli)? È lì che ho imparato la dimensione del silenzio, la carezza delle stagioni, il bisogno di incontro alla sera nel bar del paese.
E poi quei valori del mondo contadino, che avevano un inconscio senso cristiano – come ha scritto Franco Piccinelli in un memorabile racconto sul mio amico Giacomo (Bologna).
Quante cose ho imparato da quelle giornate, dove i miei coetanei della campagna lavoravano tutto il giorno nei campi, mentre io stavo solo, all'ombra del fico ad attendere che qualcosa accadesse (e sempre accadeva) in quella fantastica quotidianità. Già, qualcosa sempre accade, ma noi non ce ne accorgiamo.
Distratti dai messaggini, da internet, dalle preoccupazioni... mentre un ordine cosmico ci porta l'anguria e il melone oppure quella prova provata dell'esistenza di Dio – sosteneva l'amico Bruno (Lauzi) – che è il peperone.

 

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