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Cronaca

IL CASO/ 2. Il coraggio di due alpinisti tra tre "scaglie di drago"

Due alpinisti trevigiani sono stati recuperati in extremis, dopo una notte passata appesi a 300 metri da terra, sulle Tre Cime di Lavaredo. Il commento di MONICA MONDO

Le Tre Cime di LavaredoLe Tre Cime di Lavaredo

Due alpinisti trevigiani sono stati recuperati in extremis, dopo una notte passata appesi, a 300 metri da terra, dondolando nel vuoto. Si dirà: gli è andata bene, altri due inesperti o troppo presuntuosi puniti dalla natura. Uno al giorno, d’estate, al mare o in montagna. Imprudenze con esito già scritto, e si alzi un cero se non c’è il morto.

Però, immaginate la scena, cercate di visualizzare quelle montagne, le Tre Cime di Lavaredo. Tre denti di titano, tre scaglie di drago sepolto nella notte dei tempi, tre mani alzate al cielo, solo pietra, grigia, gialla e luccicante. Non puoi guardarle senza sognare la cima, e beato chi ha la forza e la grinta per provarci, osa la sfida, con rispetto e passione. Non c’è nulla di più umano e grandioso, è questo desiderio di altezze che muove la storia.

Non erano due pivelli, gli alpinisti che hanno tentato l’impresa. Maturi, del luogo (uno trevigiano, uno di Castelfranco), avevano attaccato lo spigolo chiamato Demuth della punta ovest delle Tre Cime. Una via di quinto grado, con una discesa erta, ma già provata, alla loro portata.

Una distrazione, imperdonabile, che racconta sempre del limite, del necessario monito che vien dato agli uomini, perché non si sentano dei. Sono scesi dalla parte sbagliata, e uno dei due compagni si è trovato sospeso a sette metri dalla parete, con trecento metri di vuoto sotto di lui. Inutile provare ad altalenarsi per aggrapparsi alla roccia. Inutile cercare di risalire al terrazzino dove l’amico s’è appollaiato.

Per fortuna che ci sono i telefonini, e pazienza se gli scalatori di un tempo storcerebbero il naso. Accettare le sfide non vuol dire immolarsi alla Natura matrigna. Il 118 è stato avvisato, proprio mentre calavano le prime ombre della sera. Siamo in un film, infatti. “Non subito, verranno, ma è brutto tempo, non vedono bene. Se s’appoggiano male, fanno rotolare sassi, tu rischi per primo”. Quando? “All’alba”.


COMMENTI
10/07/2011 - Uomini senza legami? (Giuseppe Crippa)

Molto bello questo articolo di Monica Mondo, che descrive senza retorica questi particolari momenti che certamente avranno lasciato un segno indelebile nell'animo dei protagonisti. Stupisce però che la giornalista non accenni per nulla a quanto hanno vissuto, in quegli stessi momenti, le mogli, le mamme, i figli dei protagonisti, quasi che essi siano uomini senza passato e senza legami. Se davvero i due avessero potuto usare i telefonini, quali parole sarebbero transitate sulle “scaglie di drago” tra loro e i loro cari?