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Cronaca

IL CASO/ 2. Il coraggio di due alpinisti tra tre "scaglie di drago"

Le Tre Cime di LavaredoLe Tre Cime di Lavaredo

L’alba è domani, futuro remoto, con in mezzo ore di notte, di freddo, minuti di pensieri e di attese, di speranze e terrore. L’alba. Potrebbe non arrivare. Ci si rannicchia, appesi nel vuoto. Si cerca di muovere uno a uno qualche muscolo, perché non s’intorpidiscano, confidando ancora una volta nei moschettoni di ferro, nei chiodi che t’assicurano alla montagna. Solo, l’uno, a guardare la più bella notte del mondo, come la prima del mondo, e chissà se la paura gli avrà fatto gustare il miracolo di quel silenzio. Solo, l’altro, sullo sperone di pietra, a inventare racconti, a suggerire rassicurazioni e preghiere, che non è meglio la morte, se la guardi in un amico che ti è accanto, e si affida a te per non morire.

Soli entrambi e insieme, uomini veri, a tirar fuori tutto il coraggio e la tempra che mai avrebbero creduto di avere. Non pianti, né imprecazioni, per non irritare quei monti, severi e minacciosi, nel buio. Altro che Spiderman e James Bond, quando saltano giù dagli aerei in volo e s’attaccano ai grattacieli trastullandosi tra le antenne. Il montaggio qui non può essere rapido, i brividi te li sudi uno a uno, la suspense è così lunga da sfiancarti, e lasciare infine che l’aria ti culli, non rassegnato, ma quasi sereno, in attesa.

Verrà, forse già viene, il destino. Che s’è presentato questa volta nelle brume che diradavano sul bianco accecante dell’alba, come da copione. Elicotteri, manovre al millimetro, due ganci poderosi di 60 e 13 metri, hanno strappato via i due amici alla montagna, stavolta.

Storia di altri eroi, quella dei soccorritori, epica quotidiana. Per stavolta, non hanno stretto il cuore, raccolto oggetti sperduti da riportare ai parenti; hanno ricevuto un grazie, un abbraccio, la consolazione di vedere due uomini nuovi, cambiati. Che si sono voltati alla cima, mentre andavano via, due dita alla tempia destra, un saluto. Un arrivederci.

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COMMENTI
10/07/2011 - Uomini senza legami? (Giuseppe Crippa)

Molto bello questo articolo di Monica Mondo, che descrive senza retorica questi particolari momenti che certamente avranno lasciato un segno indelebile nell'animo dei protagonisti. Stupisce però che la giornalista non accenni per nulla a quanto hanno vissuto, in quegli stessi momenti, le mogli, le mamme, i figli dei protagonisti, quasi che essi siano uomini senza passato e senza legami. Se davvero i due avessero potuto usare i telefonini, quali parole sarebbero transitate sulle “scaglie di drago” tra loro e i loro cari?