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RISTORANTI/ La Clusaz, una Locanda a "prova" di felicità

In Valle d'Aosta ci sono dei posticini che ti viziano a tal punto con cortesia e tante cose buone da far percepire cosa sia la felicità. PAOLO MASSOBRIO ce ne racconta di uno

Una scena consueta al Clusaz Una scena consueta al Clusaz

A me piace la Valle d'Aosta. Mi piace la seupa a la Valpellinentze, che è un piatto a denominazione comunale di Valpelline, mi piace la Fontina, quella di alpeggio che si scioglie in bocca (sulle forme cercate il numero sotto i 500 che indicano quelle prodotte con latte di alpeggio), mi piacciono i vini che hanno fatto un salto in avanti in questi ultimi anni. E poi mi piacciono quei posticini che trovate solo sulla mia guida (non è presunzione, ma come abbiamo girato noi la Vallée con la complicità di Alessandra, Andrea, Lina e Augusto, credo non l'abbia mai fatto nessuno). Se non avete fra le mani la GuidaCriticaGolosa, scaricate I Ristoranti del Golosario su iPhone e iPad e fatevi guidare nei nostri luoghi del cuore. Il miglior ristorante della Vallée rimane imbattuto in quel di Gignod: la Clusaz della famiglia Grange. È una locanda, nel senso che offre camere e un ristorantino a modo, dove spendi ancora una cifra intorno ai 50 euro, rara avis di questi tempi e per un ristorante così. L'ultima volta che ci sono stato, una settimana or sono, ho provato il menu a mano libera: musetto di vitello tiepido con crema all'aglio dolce, risotto mantecato al burro di nocciola, timo, limone e animelle (superbo), il raviolo di ricotta alle erbe, salsa di asparagi, menta, mandorle e cialda all'extra noir, gli gnocchi di patate e pancetta, salsa di melanzane; quindi lo sfizioso tuorlo d'uovo su crema di caprino e acciughe e, tra i secondi, il petto di pollo glassato, l'ala in tempura alla senape e insalata di cavolo. Chiuderete con la terrina ai tre cioccolati e i macaron all'olio di oliva. Chiedetemi se sono felice...