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Cronaca

OSLO/ Vegetti Finzi (psicanalista): il perdono cristiano? La più grande rivoluzione

Perdonare davanti alle tragedie che riempiono la cronaca di queste ultime settimane: impresa impossibile? Secondo SILVIA VEGETTI FINZI è un'azione necessaria

I ragazzi norvegesi al funerale dei loro amici (Foto: ANSA)I ragazzi norvegesi al funerale dei loro amici (Foto: ANSA)

All'Università di Stanford, negli Stati Uniti, ci hanno dedicato anche un corso di studio. Si chiama "Progetto perdono". Altre due università americane, quella del Michigan e quella del Tennessee, hanno invece annunciato dopo uno studio approfondito che perdonare fa bene alla salute: abbassa lo stress, diluisce la rabbia, abbassa la pressione sanguigna. Tutto molto bello, ma i recenti fatti di cronaca, con tragedie scaturite da assurde banalità come una lite al semaforo o, peggio, la follia che ha portato alla morte di oltre settanta ragazzi, istintivamente tengono molto lontani dalla parola perdono. Una parola che si sente sempre più raramente, quando la vita mette davanti a fatti così devastanti che il perdono sembra proprio l'ultima possibilità. IlSussidiario.net ha chiesto alla professoressa Silvia Vegetti Finzi, psicanalista e docente presso l'Università di Pavia, che cosa può permetterci di perdonare, anche di fronte al male. Vegetti Finzi ha partecipato attivamente al Movimento femminista, collaborando con la "Università delle donne Virginia Woolf "di Roma e con il Centro Documentazione Donne di Firenze. Nel 1990 è tra i fondatori della Consulta (laica) di Bioetica.


La cronaca ci porta a confrontarci sempre più spesso con atti di violenza che degenerano anche nella morte, nell'uccisione. In tali occasioni, la parola perdono si sente sempre più raramente.

Il perdono non è un automatismo, non si perdona a priori. Il perdono deve essere frutto di un lavoro interiore che riguarda entrambi, vittima e colpevole. Quando anche il colpevole ha compiuto un itinerario e si duole dell'atto commesso, allora può arrivare con più semplicità e forza il perdono. Deve infatti esistere un compatimento reciproco, un patire insieme.  E' difficile perdonare là dove il colpevole mantenga un atteggiamento di sfida e continui l'aggressività. Un caso recentissimo: il massacro avvenuto in Norvegia. L'uomo che ha ucciso tutti quei ragazzi non riconosce in questo momento alcuna responsabilità né manifesta un senso di colpa. In un caso come questo allora meglio sospendere il perdono in attesa che qualcosa avvenga che modifichi il suo atteggiamento. Questo ovviamente non deve impedire alla giustizia di fare il suo percorso.

Il cristianesimo però insegna che il perdono può e deve scattare anche prima.

Ritengo che il più grande valore del cristianesimo consista proprio nel perdono. Un concetto introdotto dal cristianesimo che ha scardinato quello dl etiche precedenti, luetiche della vendetta, dell'occhio per occhio dente per dente che si trovano nelle società arcaiche. Si tratta di un valore provante per la nostra società che l'ha conservato ma che, attenzione, deve anche essere oggetto di educazione. Il perdono non è spontaneo, è il raggiungimento di uno scopo alla fine di un lungo percorso di moralizzazione di sé e degli altri.

Lei in suoi precedenti interventi ha parlato anche dell'importanza dell'idea di dipendenza reciproca, necessaria per il raggiungimento del perdono.



COMMENTI
01/08/2011 - Quella pulizia che fa chiaro al cuore e ragione. (claudia mazzola)

E' proprio vero,oggi ho fatto il perdono di Assisi e mi sento in pace.