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PUBBLICITA'/ L'esperto: così la foto di Amy Winehouse sulla dose fa vendere di più

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Una pasticca di ecstasy (Foto Ansa)  Una pasticca di ecstasy (Foto Ansa)

IlSussidiario.net  ha chiesto un commento a Alberto Contri, presidente della Fondazione Pubblicità Progresso. «Quello sulla droga è un tentativo di mutuare il meccanismo di appeal che una marca ha oggi sui giovani. Lo stemma della Ferrari, per esempio, è legato al tema delle corse, quindi se vogliamo al gusto del rischio. Qualche anno fa in Inghilterra fu pubblicizzata una marca di sigarette che si chiamava “death”, cioè morte, e sul pacchetto era rappresentato un teschio con due ossa incrociate. E nonostante questo attirava i ragazzi, che fumavano pur sapendo che può far venire un cancro. Assistiamo alla trasmigrazione di questi concetti normalmente usati per diffondere marche normali, che passano alla promozione di sostanze pericolose, e questo non si può che stigmatizzare».

Anche gli spacciatori stanno però imparando che sfruttando famose marche o volti celebri, si vende di più, qualunque sia il prodotto: «Sì, stanno imparando a far leva sugli aspetti psicologici che vengono usati nella pubblicità classica di diffusione del brand. Sono gli stessi meccanismi della comunicazione sociale, che cerca di diffondere comportamenti positivi, solo che in questo caso sono assolutamente negativi. Poi ci sono anche tentativi diversi come questo spot del ministero delle Finanze». Quanto potrà risultare efficace un messaggio come questo contro l’evasione fiscale? «Bisogna fare attenzione, perché è giusto che lo Stato richiami a pagare le tasse per avere più servizi per tutti, però è anche giusto che lo Stato dia per primo l’esempio. E di fronte a quello che si legge ogni giorno sui giornali e ai tanti sprechi a cui assistiamo,  non è facile convincere il cittadino. Francamente non mi illudo che basti una campagna pubblicitaria di spot per trasmettere efficacemente un messaggio».


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