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Cronaca

PUBBLICITA'/ L'esperto: così la foto di Amy Winehouse sulla dose fa vendere di più

Una pasticca di ecstasy (Foto Ansa)Una pasticca di ecstasy (Foto Ansa)

Possiamo dire quindi che funziona di più l’immagine di Amy Winehouse sulla bustina di cocaina che lo spot del governo contro l’evasione fiscale? «Su quello non ci sono dubbi, perché sfortunatamente il comportamento deviato e rischioso per definizione attira più di un comportamento virtuoso. Però, insegnando comunicazione sociale, faccio spesso vedere gli spot di droga che nel corso degli anni il governo ha creato, in cui spesso c’è un bambino borghese che gioca a pallone, l’immagine si scolora e si infrange come un vetro, seguita dalla frase “Guarda cosa stai buttando via”. Ma un bambino per esempio di Scampia un pallone non l’ha neanche mai visto, e non si può proporre questi spot visti da un pregiudizio borghese. Bisogna invece mettere in piedi attività sociali sul luogo per coinvolgere i ragazzi e farli interessare a diverse attività, e pian piano fargli capire che la vita è un’altra cosa».  Quanto sono invece importanti oggi i vari social network per la diffusione di messaggi di questo tipo? «Tanto, e sono un’opportunità di diffusione importante, dove si può proporre per esempio a ognuno di fare una propria campagna e di partecipare. Oggi siamo di fronte a piaghe terrificanti, e quando facciamo le indagini per esempio sui ragazzini che a dodici anni già bevono, al 70% ci rispondono che lo fanno per noia. È una risposta terribile, che rappresenta la morte di una generazione. A fronte di questo il “paradiso artificiale” ha un appeal incredibile, ancora di più se ci si mette sopra anche l’immagine di una cantante famosa. Bisogna quindi fare molta attenzione e criticare chi usa questi mezzi che risultano davvero molto potenti». 

 

(Claudio Perlini)

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