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Cronaca

OMICIDIO SOVICO/ Lo psicoanalista: le vicende personali non bastano, alla base del gesto c'è un pensiero

Il luogo del delitto (Foto Ansa)Il luogo del delitto (Foto Ansa)

Ma il ragazzo potrebbe essere stato colto da un impulso improvviso, un raptus di follia? «Prima di questo atto c’è stato un pensiero, e questa azione è stata pensata come una soluzione, ossia come un modo per regolare la questione che si era creata con un suo coetaneo. Non dobbiamo mai dimenticare che agli atti sono sottesi i pensieri, e l’idea che probabilmente il ragazzo si era fatto era che le persone si regolano in questo modo. Noi genitori diamo ai ragazzi una specie di “bussola” che permetta loro di orientarsi nella realtà e nei rapporti, e la “bussola” che questo ragazzo ha ereditato è diversa, “maligna”. Però in ogni momento dei suoi diciassette anni, ha avuto in mano la possibilità di giudicarla, valutarla e di abbandonarla. Resta comunque il fatto che per giudicarla basta il suo pensiero, ma per abbandonarla e abbracciarne un’altra spesso occorre che ci siano forme di socialità diverse da sperimentare». Cosa dovrà fare il ragazzo colpevole dell’omicidio oltre a scontare la pena? «Dovrà adesso fare un grande lavoro di giudizio, in cui dovrà capire quello che è accaduto, e non capita per forza automaticamente. Speriamo poi che abbia l’occasione di accedere a un altro tipo di “legge” che regola i rapporti tra le persone, anche attraverso la pena che certamente dovrà scontare». Cosa pensa invece del perdono della famiglia di Lorenzo? «Il perdono è esso stesso un giudizio, quindi per accederci c’è bisogno di una elaborazione, e questa famiglia avrà bisogno di tempo per capire l’accaduto e per giudicarlo. La risposta che hanno dato in qualche modo è contro la logica in cui è inscritto il colpevole, quindi questa dichiarazione è certamente positiva però affinché il pensiero sia pieno e concreto ci vorrà senza dubbio del tempo».

 

(Claudio Perlini)

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