BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ C'è un supermercato svizzero che non specula sul cambio

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

L'incredibile caso dei supermercati svizzeri (Fotolia)  L'incredibile caso dei supermercati svizzeri (Fotolia)


Scaduto l’ultimatum a mezzogiorno di giovedì, Coop, infatti, è passata all’azione mettendo in saldo e ritirando dalla vendita i primi prodotti delle multinazionali. E non è un gesto simbolico: il volume di fatturato al quale corrispondono è di circa 30 milioni di franchi. Che magari non finiranno nelle casse di Coop (anche se i prodotti che escono dal listino saranno tutti sostituiti da altri analoghi), ma sicuramente neanche in quelle dei suoi fornitori.

Teoricamente, in Svizzera dal 2004 è vietata la fissazione verticale di prezzi da pare di fornitori esteri nei confronti di importatori e commercianti. Peccato che nella realtà le cose vadano diversamente, se anche l’economista Rudolf Strahm, in un’intervista a Tages-Anzeiger, ha accusato la Commissione della Concorrenza (Comco) di non rispettare la volontà del legislatore: «Tutti i produttori stranieri di articoli di marca sanno che la Comco è un’autorità poco propensa a decidere. Se oggi disponessimo già di una decina di decisioni della Comco, con relative sanzioni, il settore agirebbe in altro modo ed eviterebbe il rischio di condanne». I prodotti che secondo l’economista vengono venduti a un prezzo troppo elevato sul territorio elvetico sono più di 20mila, per un totale di circa 20 miliardi di franchi di troppo che il Paese paga per prodotti importati.

Senza attendere la Comco, ci ha pensato direttamente la grande distribuzione a muoversi per risolvere il problema. Ma ve l’immaginate, in Italia, i supermercati mettersi di traverso e rinunciare a una fetta del proprio fatturato per salvaguardare le tasche dei propri clienti e contribuire al salvataggio dell’economia nazionale? No? Appunto.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
16/08/2011 - Un piccolissimo particolare (Francesco Giuseppe Pianori)

Molto interessante la coscienza "a difesa dei cittadini" di COOP Svizzera...con un piccolissimo "insignificante" particolare. I relativi prodotti multinazionali "fuoriscaffale" saranno sostituiti da prodotti simili con marchio COOP, di qualità inferiore e di prezzo più accattivante, come succede già da noi in Italia. Risultato? Un aumento reale di fatturato per COOP e l'introduzione di prodotti, la cui produzione costa meno alla COOP e che, in condizioni di pluralità di offerta, non reggerebbero il confronto con quelli di marca "Timeo Danaos et dona ferentes". La politica commerciale della COOP è ben conosciuta da chi, come noi emiliano-romagnoli, è costretto a fare i conti con il "monopolio" di questa "Cooperativa" tutt'altro che cooperante e "consumer friendly". Leggi "Falce e Carrello" di Bernardo Caprotti, il patron di Esselunga,