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Cronaca

GMG MADRID/ Un giovane: Benedetto sa meglio di me quello che desidero davvero

I pellegrini si radunano a Plaza de Cibeles a Madrid (Foto Ansa)I pellegrini si radunano a Plaza de Cibeles a Madrid (Foto Ansa)

Un paio di settimane fa un’amica mi ha chiesto perché facevo questo, perché lavoravo gratuitamente per la Gmg, e ho gradito molto la domanda in quanto mi ha messo nelle condizioni di dare le ragioni di quello che faccio, senza cadere in un automatismo. E, pensandoci attentamente, posso dire che la prima cosa che mi muove è una profonda gratitudine a questo luogo dove sono rinato. La storia a cui partecipo non è astratta: è fatta di uomini e donne, e chi guida questo popolo è il Papa. La Chiesa ha un’origine storica e un modo di esprimersi, una forma di continuità: il rapporto con Cristo oggi passa dalla figura del Papa; diversamente non arriveremmo a vivere un’esperienza realmente cristiana. Per comprendere questo è necessaria una tensione a conoscere la Chiesa, altrimenti smetteremmo di camminare.

Benedetto XVI ha scritto: “All'inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” . Questo ci mostra che il metodo del cristianesimo è testimonianza. Il cristianesimo è l’annuncio che Gesù è risorto ed è vivo nell’umanità della Chiesa. Un annuncio che viene proposto alla verifica di tutti. Un’esperienza da provare. La Gmg è un’occasione assolutamente privilegiata che ho per far conoscere a tutti il tesoro della vita. E non basta farlo conoscere, occorre che ognuno si impegni personalmente, che sia volontario, pellegrino o semplice visitatore. Ci sono solamente due possibilità: o la mia fede cresce lavorando in questi giorni, o quando saranno finiti sarò più stanco e scettico.

Questa Giornata Mondiale della Gioventù non la creiamo noi per avere un particolare successo mondiale, ma è un’opportunità che ci viene offerta per amare e conoscere di più la Chiesa.

 

(Alfonso Calavia)

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