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FINE VITA/ Tre osservazioni sul ddl

Pubblicazione:martedì 2 agosto 2011

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Caro Direttore,
ho accolto con moderata soddisfazione l’approvazione della Camera del Ddl sulle direttive anticipate di trattamento (DAT) l’11 luglio u.s.
Il testo è passato, come hanno riportato i giornali, a scrutinio segreto, con 278 sì, 205 no e 7 astenuti. Passa, in particolare, il nucleo fondamentale del provvedimento, l’articolo 3, con 274 voti favorevoli, 225 contrari e sei astenuti Si tratta della norma che definisce i «contenuti e limiti della dichiarazione anticipata di trattamento (DAT)». Montecitorio dà quindi il via libera ad una formulazione che impedisce la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali, salvo casi eccezionali, ovvero quando il malato non sia in grado di assorbire tali nutrimenti. Circoscrive, inoltre, le DAT a quei casi in cui sia stata accertata l’assenza di «attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale».
A causa di alcune modifiche al testo licenziato al Senato il 26 marzo del 2009, occorre ritornare a Palazzo Madama. Nel frattempo si sono fronteggiate diverse posizioni, pro e contro il testo di legge, con alcuni interventi piuttosto virulenti. Alcuni ipotizzano un Referendum abrogativo.
Non condivido affatto la posizioni di quanti gridano alla autodeterminazione a oltranza o alla incostituzionalità del ddl.
Mi permetto tuttavia di entrare in merito alla vicenda con alcune osservazioni, essendomi occupato della materia dal 1990, quando negli USA si dibatteva il noto caso della Nancy Cruzan (1). Da allora fiumi di inchiostro si sono versati e anche da noi si è aperta una vasta campagna , fino  alla sentenza della Corte di Cassazione sul caso Englaro (2).
Ciò ha affrettato i tempi (anche se lunghi per qualcuno) che hanno consentito il varo del ddl sopra sintetizzato.
Ora, questa la mia prima osservazione che riguarda l’argomento in generale, se il caso Englaro, come il caso Cruzan, ha portato prima il tribunale a sentenziare e poi il Parlamento a legiferare, ciò è stato a scapito del rapporto medico-paziente, perno fondamentale dell’etica medica e oggi della bioetica, che nessun pronunciamento né giuridico, né legislativo possono codificare. A questa deriva occorre rimediare, per evitare di scendere in arena, come qualcuno ama, per le singole questioni. D’altronde il titolo stesso del ddl parla di alleanza terapeutica.
La seconda osservazione va nel merito del ddl. Se è sacrosanta la difesa della vita del paziente e della somministrazione dell’alimentazione e della nutrizione, mi pare limitativo di fatto l’intervento medico nel caso in questione, se circoscritto all’assenza di “attività cerebrali integrative cortico-sottocorticali”. A parte il fatto che un  consenso su tale osservazione clinica risulta difficile anche tra i neurologi (3), qui si tocca un punto delicato del rapporto tra i principi della bioetica, in particolare quello della autonomia e della beneficialità. Non solo, ma mi sembra che si evacui di fatto il consenso informato e renda difficile la distinzione, anche se il testo lo prevede, dei mezzi straordinari o sproporzionati  da quelli ordinari o proporzionati,  differenza sancita dal Magistero cattolico, fin da Pio XII (4).


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COMMENTI
02/08/2011 - Approvare senza ulteriori indugi (GIOVANNI PIERONI)

Attraverso la semplice lettura del progetto di legge(la buona fede nel caso di padre Puca si presume)si può constatare che l' articolo 8 soppresso riguardava l' autorizzazione giudiziaria e non il fiduciario (è venuto meno poi il ruolo del collegio medico). In effetti una legge a prova di "scasso" da parte dei giudici non credo che esista. Modifiche migliorative se ne potranno sempre fare in futuro ma ora è urgente approvare l' attuale testo, su cui non è il caso di illudersi di trovare un maggiore consenso considerando le forze del nulla che si oppongono all' iniziativa in questione.