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Cronaca

GMG MADRID/ All’Escorial il Papa ha fatto la "rivoluzione" dell’università

Benedetto XVI (Imagoeconomica)Benedetto XVI (Imagoeconomica)

Personalmente, sono stato colpito da due cose. In primo luogo, l’insistenza di Benedetto XVI sul ruolo dei professori nei confronti degli alunni. “I giovani - ha rilevato il Papa - hanno bisogno di autentici maestri; persone aperte alla verità totale nei differenti rami del sapere, sapendo ascoltare e vivendo al proprio interno tale dialogo interdisciplinare; persone convinte, soprattutto, della capacità umana di avanzare nel cammino verso la verità”. Il vecchio professore sa che perché si accenda la passione per la verità ed il gusto per la conoscenza non basta la trasmissione di contenuti disincarnati e freddi ma serve che quella trasmissione avvenga “in modo personale e vitale”.

Ma, potremmo chiederci, come si fa a comunicare così? Da dove tirar fuori una tale passione per quello che insegniamo? Di nuovo, il Papa ritorna al centro della sua preoccupazione: bisogna che quello che comunichiamo nasca da un percorso personale, bisogna che sia nostro, perché il modo di comunicarlo “non consiste solo nell’insegnarlo, ma ancor più nel viverlo, incarnarlo”. Ci vogliono maestri che siano disponibili a condividere la loro passione per quello che studiano con chi, con gli occhi sgranati, vuole sapere; ci vogliono, insomma, adulti. Chi di noi non ha subito pensato, mentre ascoltava o leggeva il discorso, a quel professore incontrato a lezione, magari per caso, grazie al quale si è acceso in noi il desiderio di sapere, di approfondire, di conoscere?

Il secondo degli aspetti che hanno attirato più fortemente la mia attenzione sono state le due indicazioni finali. La prima, un doppio “colpo basso” indiretto. Da una parte, a una certa mentalità asettica che vorrebbe fare del distacco affettivo una premessa per la ricerca della verità e dall’altra, alle multiple forme di sentimentalismo che vorrebbero fare della ragione qualcosa di opposto dell’affetto. Ma il Papa non cede ai divorzi spress e insiste sulla verità del vincolo indissolubile tra ragione e affetto: “Non possiamo avanzare nella conoscenza di qualcosa se non ci muove l’amore, e neppure possiamo amare qualcosa nella quale non vediamo razionalità”.

Dall’altra, quel tocco di realismo che tanto mette a disagio gli illuminati di ultima generazione: la ragione non è onnipotente. La verità, ha detto il Papa “possiamo cercarla e avvicinarci ad essa, però non possiamo possederla totalmente, o meglio è essa che ci possiede e che ci motiva”. In un mondo dove l’arroganza è il sugo dei convegni e delle conversazioni in biblioteca e nei corridoi in facoltà, arroganza alla quale siamo tutti esposti, l’appello all’umiltà di Benedetto XVI è come una finestra aperta. Soprattutto quando quell’umiltà si può vedere da così vicino, vestita di bianco.

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