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GMG MADRID/ All’Escorial il Papa ha fatto la "rivoluzione" dell’università

Pubblicazione:sabato 20 agosto 2011

Benedetto XVI (Imagoeconomica) Benedetto XVI (Imagoeconomica)

Benedetto XVI ha incontrato ieri circa un migliaio di giovani professori universitari nella Basilica del Real monasterio de El Escorial, a pochi chilometri da Madrid. È la prima volta che il Papa chiede, all’interno di una Gmg, di rivolgere la parola personalmente ai giovani docenti. Il luogo scelto non poteva essere più adatto: il monastero costruito da Filippo II, culla della cultura della Spagna del Siglo de Oro e sede della più grande biblioteca dell’epoca. Il Papa ha cominciato il suo discorso, com’è abituato a fare quando parla al mondo dell’accademia, ricordando i suoi anni da professore. A Bonn, nel dopoguerra, faceva i suoi primi passi il giovane professore di teologia, in una situazione difficile, ma dove si viveva ancora lo spirito universitario e dove era ancora acceso il “desiderio di dare risposta alle inquietudini ultime e fondamentali degli alunni”. Benedetto ha voluto ricordare, infatti, cosa c’è all’origine dell’Universitas citando uno dei grandi della cultura spagnola, Alfonso X, detto Il saggio. L’università è la “riunione di maestri e discepoli con volontà e obiettivo di apprendere i saperi”.

Ma, quasi volendo scansare possibili equivoci fin dall’inizio, il Papa ha parlato subito dei pericoli di fronte ai quali si trova l’università in questi momenti. La ricerca della verità non può essere sottomessa a logiche di successo che non sempre hanno la pazienza di chi vuole sapere ma che, al contrario cercano solo di “formare dei professionisti competenti ed efficaci che possano soddisfare la domanda del mercato in ogni momento preciso”. La logica dell’utilità e del successo immediato sono ben note a chi, da giovane, cerca di entrare nel mondo dell’insegnamento. È assai comune nel mondo universitario che la decisione di buttarsi su un certo campo venga dettata dal fatto che “è di moda” - e quindi è finanziata -, e non dall’interesse per la verità e da un desiderio di amore alla persona concreta (invece di quella definita dagli schemi del mondo). È, in effetti, la logica di due degli abusi citati da Benedetto XVI, quello “di una scienza senza limiti, ben oltre se stessa, fino al totalitarismo politico che si ravviva facilmente quando si elimina qualsiasi riferimento superiore al semplice calcolo di potere”.

Ma il Papa, l’abbiamo visto parecchie volte, non si dilunga nelle critiche; preferisce, invece, proporre, mettendo in luce un cammino per chi lo voglia percorrere con lui.


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