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Cronaca

ICI E 8XMILLE/ Lucchini (Banco Alimentare): l'Ici alla Chiesa significa mettere sul marciapiede i poveri

MARCO LUCCHINI, Direttore del Banco Alimentare, spiega che mettere l'Ici sugli immobili della Chiesa significherebbe mettere per starda migliaia di poveri

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Sulla questione della richiesta di far pagare l'Ici agli immobili appartenenti alla Chiesa italiana, nonché quella di togliere anche il versamento dell'8xmille, IlSussidiario continua i suoi approfondimenti. Come detto in precedenza infatti, è in atto una vera campagna sui media da parte di gruppi politici (radicali e Beppe Grillo) e singoli (che si mobilitano tramite Facebook) per chiedere alla Chiesa di contribuire alla manovra finanziaria pagando l'Ici (che oggi per accordi costituzionali non paga) di tutti gli immobili di sua proprietà e rinunciando al versamento dell'8xmille. In questa nuova puntata della nostra inchiesta IlSussidiario.net ha contattato Marco Lucchini, direttore della Fondazione Banco Alimentare ONLUS, realtà che in Italia si occupa di sostenere tramite donazioni alimentari innumerevoli casi di famiglie povere. Sostegno che passa per la maggior parte proprio rifornendo le mense di istituzioni religiose. "Come Banco Alimentare che si occupa di fornire cibo a persone povere" ci ha detto Lucchini "abbiamo già serie preoccupazioni. In primo luogo per via della decisione dell'Unione Europea di tagliare gli aiuti alimentari, che per l'Italia significherebbe la perdita del 60% delle forniture di eccedenze europee che non potremo più dare. Se si vorrà continuare ad aiutare la povera gente a mangiare, saremo costretti a comprarcelo il cibo, cosa che sarà molto difficile da poter fare veramente". In che modo incide il vostro sostegno alimentare alle realtà religiose? "Faccio un esempio. Noi, fra i tanti, forniamo cibo anche all'istituto delle suore francescane di Via Ponzio a Milano. In questo istituto vengono assistiti fornendo loro dei pasti circa quattrocento persone. Queste suore hanno una spesa annuale calcolabile per tutti i servizi che fanno e per la gestione del loro stabile di circa 300mila euro all'anno. Di questi 300mila, noi con i nostri prodotti alimentari contribuiamo per circa 120mila euro. Il resto arriva da donazioni private e dalla Chiesa stessa. Questo istituto è uno stabile molto antico, dei primi del Novecento, e molto grande, nato inizialmente per dare istruzione professionale a ragazze povere in modo da garantire loro una professionalità". Cosa succederebbe se queste suore dovessero pagare l'Ici? "Se togli il cibo, come farà l'Unione Europea, e le costringi anche a pagare l'Ici, succede una cosa molto semplice: ci saranno quattrocento persone buttate in mezzo alla strada a elemosinare un pezzo di pane. Voglio ricordare poi che questo istituto offre anche un pensionato per studenti non agiati a prezzi molto bassi. Avremmo anche altri studenti senza un posto per dormire e studiare".