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Cronaca

ICI E 8XMILLE/ Violini: un accordo tra Stato e Chiesa sancito dalla Costituzione

Le polemiche nate dalla proposta di alcuni politici e social network di far pagare l'Ici alla Santa Sede. L'esperta di diritto costituzionale, LORENZA VIOLINI, spiega perché è impossibile

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Non si placano polemiche e discussioni sulla proposta di far pagare l'Ici anche allo Stato del Vaticano, cioè alla Chiesa cattolica. Una polemica partita in seguito alla nuova manovra finanziaria che come tutti sanno comporterà tagli e sacrifici per tutti gli italiani. Il partito radicale, il leader del Movimento cinque stelle Beppe Grillo e poi per reazione gruppi nati spontaneamente su Facebook e altri social network hanno lanciato la proposta che la Chiesa cattolica contribuisca direttamente alla manovra rinunciando a quelli che loro chiamano "benefici". Si tratterebbe di pagare l'Ici su tutti gli immobili, così come rinunciare  all'8 per mille (che ricevono anche altre cinque realtà religiose italiane) sui contributi. Secondo il consigliere comunale di Milano, il socialista Biscardini, "senza la quota non dovuta dell'8 per mille e introducendo l'obbligo anche per la Chiesa di pagare l'ICI sugli immobili commerciali si recupererebbero almeno 8 miliardi di ero all'anno". Un sacco di soldi che, secondo quanti protestano, vengono sottratti al nostro governo. IlSussidiario si è già occupato della faccenda, sentendo il parere di diversi esponenti della società civile. Secondo Poletto, Presidente Cdo Opere sociali, ad esempio, lo Stato da questa esenzione ci guadagna già, in quanto la Chiesa cattolica si occupa di innumerevoli iniziative sociali e benefiche che vengono dunque risparmiate allo Stato. Il professor Astorri, invece, preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Piacenza, lo Stato italiano "ritiene rilevante l’interesse religioso e l’8 per mille è un modo con il quale viene sostenuta l’attività di quelle religioni che hanno firmato l’intesa". Nell'interesse di approfondire l'argomento che appassiona milioni di italiani, IlSussidiario ha oggi intervistato la Professoressa Violini, docente di Diritto costituzionale all'Università di Milano. "E' del tutto pretestuoso" ci ha detto "pensare che gli accordi tra Stato italiano e Santa Sede su questo argomento, cioè il pagamento dell'Ici e l'incasso dell'8 per mille, siano qualcosa contrario all'ordinamento costituzionale". Non si tratterebbe dunque di un regalino di uno Stato particolarmente sensibile a favorire il Vaticano: "Assolutamente no. Qui stiamo parlando di accordi sanciti costituzionalmente tra Governo italiano e Santa Sede. Ciò che è entrato nell'ordinamento con legge e per di più in forza di un accordo tra Stato e Santa Sede è ben difficile possa essere considerato contrario alla costituzione che prevede proprio questa procedura per regolare i rapporti tra Stato e Vaticano". Dunque una normativa che non è possibile modificare per via parlamentare oppure referendaria? "No, sarebbe impossibile. Come dice l'articolo sette della Costituzione  i rapporti tra Santa Sede e Governo italiano vengono regolamentati dai Patti Lateranensi, però ogni ulteriore modifica o integrazione di questi Patti una volta che sia stata accetatta dalle parti contraenti viene recepita con legge. Dunque tale è e tale resta, acquista una forza non modificabile per referendum, così come sancisce la Costituzione: i rapporti sono regolati per accordo recepito dalla legge. Questa legge stessa conferisce una forza palesemente più solida ad essa che a una normale legge del Parlamento che può essere invece abrogata per referendum".