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Cronaca

MEETING 2011/ Vittadini: poesia e fede per vincere domani

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Oltre a prevedere numeri di abilitati risibili e a sfavore di regioni come la Lombardia, dove più che in altre, la scuola è legata alla possibilità di crescita, questa decisione implica la chiusura delle porte dell’istruzione a giovani freschi e motivati, che possono rinnovare la demotivata e sfiduciata scuola italiana. Ciò significa chiudere ai giovani, dopo le porte dell’università, anche quelle dell’istruzione e quindi mostrare di non capire l’importanza dell’investimento in capitale umano.

È la stessa miopia con cui si è evitato di risolvere il problema del sistema pensionistico che di fatto si affronta non assicurando più le pensioni a chi oggi è giovane; con cui si ostacolano i giovani che intraprendono attività imprenditoriali; con cui si lascia che in molte professioni si difendano privilegi a discapito dell’accesso di nuove leve; con cui si permette la speculazione edilizia (con distruzione del territorio), ma con scarsissimi interventi di housing sociale per le giovani coppie; con cui non si dà diritto a chi fa figli di avere neppure esenzioni minime; con cui più di 2.200.000 giovani tra i 15 e 28 anni che non lavorano né studiano sono considerati nell’indifferenza generale; con cui si considera iniziativa marginale insegnare mestieri antichi a giovani, come molti hanno ripreso a fare...

Altro che politica dello sviluppo: parafrasando il titolo di un famoso film, questo è un Paese per vecchi, cioè incapace di progettare il suo futuro, dove una generazione sta facendo pagare i propri errori a chi viene dopo. Il Meeting di Rimini quest’anno vuole ricordare a tutti questa verità, partendo non dal lamento, ma da quel desiderio, quella fede vissuta, quegli ideali popolari che aiutano a star di fronte alla realtà in tutti i suoi fattori, a educare e a costruire sfruttando ogni opportunità positiva.

Come ha detto di recente Enzo Jannacci in un’intervista su L’Unità, occorre mettersi “in quella condizione particolare che ti permette di assaporare ciò che di buono cova da sempre in Italia e tra gli italiani. E questo sapore batte il disgusto che ci affligge sovrano da troppo tempo”.

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COMMENTI
21/08/2011 - Non é solo questione di soldi (Romano Colozzi)

Questa nota di Vittadini é totalmente condivisibile ed é esemplificativa di quello che maggiormente manca nella manovra del Governo, ma anche nelle proposte di gran parte delle rappresentanze economiche e sociali: il coraggio di cambiare le regole di uno status quo che vorrebbe tutelare gli interessi di alcuni, a scapito soprattutto dei piú giovani, ma si risolve, di fatto, in un impoverimento complessivo del Paese e, dunque, anche di quelle categorie che si vorrebbe difendere. Tanti, di fronte alla crisi in atto, sostengono che non basti intervenire sul fronte delle spese, ma che si debba affrontare con serietà il tema dello sviluppo e della "liberazione" di tutte le enormi potenzialità di crescita del nostro Paese; ma al momento di fare scelte concrete e immediatamente operative, il gioco dei veti contrapposti, a tutela degli interessi dei propri target di riferimento, ha un effetto quasi paralizzante su Governo e parti sociali. Vittadini esemplifica come il cambiamento spesso é bloccato non dalla mancanza di risorse, ma dalla incapacità o mancanza di volontà di cambiare le regole del gioco. É soprattutto nei momenti di difficoltà per la finanza pubblica come l'attuale che si dovrebbe cogliere l'occasione per cambiare con coraggio quel groviglio ormai inestricabile di regole che frenano le potenzialità di crescita di individui e imprese. Ho la sensazione che quello della mancanza di risorse diventi troppo spesso un comodo alibi per chi non vuole cambiare niente.

 
21/08/2011 - Guerra tra poveri nella scuola (Fabrizio Foschi)

Concordo con quanto scrive Giorgio Vittadini a proposito del trattamento del personale della scuola. I povvedimenti del Miur che sono in essere (da una parte l'immissione in ruolo dei precari, dall'altra il blocco posto sulle abilitazioni dei giovani insegnanti)pongono scorrettamente in conflitto tra di loro i diritti ugualmente legittimi degli insegnanti inseriti nelle graduatorie provinciali (delle quali è previsto l’esaurimento) e dei giovani insegnanti non ancora abilitati. È bene non dimenticare che diverse decine di migliaia di questi ultimi sono stati utilizzati con incarichi annuali nelle scuole statali e paritarie pur senza titolo abilitante per sopperire a carenze e ritardi del ministero: ora si dice cinicamente loro che faranno meglio a cambiare mestiere. Fabrizio Foschi