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MEETING 2011/ Vittadini: poesia e fede per vincere domani

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Di fronte alla crisi, in un mondo globalizzato in rapido mutamento, se nel breve periodo è inevitabile e doveroso che il nostro Paese tagli la spesa pubblica per rimanere in Europa e, soprattutto, per mantenere un certo tenore di vita ed evitare l’ulteriore impoverimento dei più poveri, occorre che, a ogni livello della società, venga rimessa in atto una profonda disponibilità al cambiamento.

La mostra “150 anni di sussidiarietà”, che sarà inaugurata oggi al Meeting di Rimini alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intende documentare proprio la capacità di cambiamento dal basso, presente nel DNA del nostro Paese, che ha permesso a tante generazioni di affrontare difficoltà di ogni genere, di costruire i movimenti cattolico e operaio, di resistere come substrato popolare sotto il fascismo, di formulare una Costituzione come compromesso virtuoso tra diverse ispirazioni ideali, di sviluppare la grande quantità di piccole imprese che hanno dato vita al boom economico.

Il rischio più grave che stiamo correndo oggi è la dimenticanza di questa costante storica, rendendo in tutti i modi più difficile la vita delle nuove generazioni. Ne è esempio un provvedimento che annuncia la definitiva assunzione dei 53.000 precari della scuola da attuarsi a settembre, una decisione che è stata rivendicata come un gran risultato del governo.

Va detto, innanzitutto, che questa scelta contrasta con quanto avviene in paesi dove la qualità dell’istruzione è ai massimi livelli e l’incremento del Prodotto interno lordo è tuttora più elevato del nostro (ad esempio, Olanda, Belgio, Regno Unito, Svezia, Norvegia, Finlandia, Polonia, Cecoslovacchia). Come dimostra un recente studio della Comunità europea (Le cifre chiave dell’istruzione europea 2009), diversamente che in Italia, in quei paesi è naturale che siano le singole scuole, anche pubbliche (o le autorità locali) ad assumere gli insegnanti con contratti non a vita, ma a tempo (un anno, due anni, cinque anni) che però prevedono un compenso ben più lauto che quelli italiani.

La questione si aggrava rispetto alle giovani generazioni: il Ministero, legando l’abilitazione alla possibilità di essere assunti, per evitare nuovi precari, impedirà alla gran parte dei giovani non solo di insegnare, ma anche di qualificarsi. In base al nuovo provvedimento, ad esempio, in Lombardia, complessivamente solo 400 giovani potranno qualificarsi ed entrare a scuola.



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COMMENTI
21/08/2011 - Non é solo questione di soldi (Romano Colozzi)

Questa nota di Vittadini é totalmente condivisibile ed é esemplificativa di quello che maggiormente manca nella manovra del Governo, ma anche nelle proposte di gran parte delle rappresentanze economiche e sociali: il coraggio di cambiare le regole di uno status quo che vorrebbe tutelare gli interessi di alcuni, a scapito soprattutto dei piú giovani, ma si risolve, di fatto, in un impoverimento complessivo del Paese e, dunque, anche di quelle categorie che si vorrebbe difendere. Tanti, di fronte alla crisi in atto, sostengono che non basti intervenire sul fronte delle spese, ma che si debba affrontare con serietà il tema dello sviluppo e della "liberazione" di tutte le enormi potenzialità di crescita del nostro Paese; ma al momento di fare scelte concrete e immediatamente operative, il gioco dei veti contrapposti, a tutela degli interessi dei propri target di riferimento, ha un effetto quasi paralizzante su Governo e parti sociali. Vittadini esemplifica come il cambiamento spesso é bloccato non dalla mancanza di risorse, ma dalla incapacità o mancanza di volontà di cambiare le regole del gioco. É soprattutto nei momenti di difficoltà per la finanza pubblica come l'attuale che si dovrebbe cogliere l'occasione per cambiare con coraggio quel groviglio ormai inestricabile di regole che frenano le potenzialità di crescita di individui e imprese. Ho la sensazione che quello della mancanza di risorse diventi troppo spesso un comodo alibi per chi non vuole cambiare niente.

 
21/08/2011 - Guerra tra poveri nella scuola (Fabrizio Foschi)

Concordo con quanto scrive Giorgio Vittadini a proposito del trattamento del personale della scuola. I povvedimenti del Miur che sono in essere (da una parte l'immissione in ruolo dei precari, dall'altra il blocco posto sulle abilitazioni dei giovani insegnanti)pongono scorrettamente in conflitto tra di loro i diritti ugualmente legittimi degli insegnanti inseriti nelle graduatorie provinciali (delle quali è previsto l’esaurimento) e dei giovani insegnanti non ancora abilitati. È bene non dimenticare che diverse decine di migliaia di questi ultimi sono stati utilizzati con incarichi annuali nelle scuole statali e paritarie pur senza titolo abilitante per sopperire a carenze e ritardi del ministero: ora si dice cinicamente loro che faranno meglio a cambiare mestiere. Fabrizio Foschi