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PAPA & MEETING/ Ecco il saluto di Benedetto XVI al popolo di Rimini

Pubblicazione:domenica 21 agosto 2011

Benedetto XVI (Foto Imagoeconomica) Benedetto XVI (Foto Imagoeconomica)

Cristo risorto, presente nella sua Chiesa, nei Sacramenti e con il suo Spirito, è il fondamento ultimo e definitivo dell’esistenza, la certezza della nostra speranza. Egli è l’eschaton già presente, colui che fa dell’esistenza stessa un avvenimento positivo, una storia di salvezza nella quale ogni circostanza rivela il suo vero significato in rapporto all’eterno. Se manca questa coscienza è facile cadere nei rischi dell’attualismo, nel sensazionalismo delle emozioni, in cui tutto si riduce a fenomeno, o della disperazione, nella quale ogni circostanza appare senza senso. Allora l’esistenza diventa una ricerca affannosa di avvenimenti, di novità passeggere, che alla fine, risultano deludenti.

Solo la certezza che nasce dalla fede permette all’uomo di vivere in modo intenso il presente e, nello stesso tempo, di trascenderlo scorgendo in esso i riflessi dell’eterno cui il tempo è ordinato. Solo la presenza riconosciuta di Cristo, fonte della vita e destino dell’uomo, è capace di risvegliare in noi la nostalgia del Paradiso e così di proiettarci con fiducia nel futuro, senza paure e senza false illusioni.

I drammi del secolo scorso hanno ampiamente dimostrato che quando viene meno la speranza cristiana, quando cioè viene meno la certezza della fede e il desiderio delle “cose ultime”, l’uomo si smarrisce e diventa vittima del potere, inizia a chiedere la vita a chi la vita non può dare. Una fede senza speranza ha provocato l’insorgere di una speranza senza la fede, intramondana.

Oggi più che mai noi cristiani siamo chiamati a rendere ragione della speranza che è in noi, a testimoniare nel mondo quell’ “oltre” senza il quale tutto rimane incomprensibile. Ma per questo occorre “rinascere” come disse Gesù a Nicodemo, lasciarsi rigenerare dai Sacramenti e dalla preghiera, riscoprire in essi l’alveo di ogni autentica certezza. La Chiesa, rendendo presente nel tempo il mistero dell’eternità di Dio, è il soggetto adeguato di questa certezza. Nella comunità ecclesiale la pro-esistenza del Figlio di Dio ci raggiunge; in essa la vita eterna, a cui tutta l’esistenza è destinata, diventa sperimentabile già da ora. “L’immortalità cristiana - affermava all’inizio del secolo scorso Padre Festugière - ha per carattere proprio di essere l’espansione di un’amicizia”. Cos’è infatti il Paradiso se non il compiersi definitivo dell’amicizia con Cristo e tra di noi?


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