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ICI E 8XMILLE/ Come farebbe l’Italia senza le opere della Chiesa?

Pubblicazione:lunedì 22 agosto 2011

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Tornando alle agevolazioni, dunque, occorre ricondurle a ciò che esse realmente sono: riconoscimento a questi soggetti di funzioni che riguardano il bene di tutti.

Pertanto, in quest’ottica vanno guardate le agevolazioni che la nostra storia ha attribuito agli enti non commerciali, dei quali fanno parte anche gli enti ecclesiastici.

Non voglio qui entrare nel merito delle singole agevolazioni, né dei palesi e innumerevoli esempi di concorso al bene comune realizzato dalle parrocchie e da tutto quel variegato mondo di enti senza scopo di lucro di cui è tramata l’Italia. Voglio chiedervi di immaginare se un giorno, all’improvviso, tutto ciò smettesse di esistere e agire: niente parrocchia, niente mensa dei poveri, niente cooperativa sociale che fa lavorare ragazzi disabili, niente associazione culturale. Niente.

Siamo sicuri che saremmo in presenza di una società migliore, in grado di generare quell’anelito ideale che ha portato alla realizzazione di tante opere sociali? Ma soprattutto: siamo sicuri della tenuta del nostro sistema sociale? E ancora: quanto costerebbe allo Stato realizzare in proprio tutto quello che è venuto a mancare?

A ragion veduta possiamo dire che il costo aggiuntivo a carico dello Stato sarebbe in modo imparagonabile maggiore dell’importo dell’agevolazione eventualmente attribuita a tali enti.

Dunque, se è di questo che si parla, si tratta di conoscere veramente ciò che esiste e opera: la sussidiarietà odia la rendita ed è amica della valutazione.


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