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ICI E 8XMILLE/ Come farebbe l’Italia senza le opere della Chiesa?

Le agevolazioni, avverte MONICA POLETTO, vanno ricondotte a ciò che esse realmente sono: riconoscimento a soggetti non profit di funzioni che riguardano il bene di tutti

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

La prima stesura della manovra fiscale ha previsto tagli orizzontali a moltissime detrazioni e deduzioni, molte delle quali afferenti al mondo del non profit. Ciò ha riacceso il dibattito intorno al complesso delle agevolazioni in generale, e a quelle di cui gli enti ecclesiastici e gli enti non profit sono destinatari in particolare.
A mio avviso la discussione corre il rischio di essere viziata dalla mancata comprensione della natura di tali norme agevolative, divenendo così una specie di presa di posizione pro o contro la Chiesa; pro o contro il mondo del non profit.
Provo, dunque, a chiarire i termini del problema.
Perché è corretto che una agevolazione esista? In quali casi essa non è un semplice favore dal sapore clientelare? Una agevolazione ha senso di sussistere quando ciò che viene agevolato è un apporto che, provenendo da soggetti diversi da quello pubblico, realizza pubblica utilità.
Per capirci, una realtà privata che distribuisce beni ai poveri compie una azione di interesse generale, che è un bene per la società: il suo operato è di pubblica utilità.
Si tratta, quindi, di guardare in faccia e prendere posizione di fronte all’obiezione che è spesso implicata nel dibattito di cui stiamo trattando: può un soggetto privato – dotato di una propria esplicita identità – realizzare funzioni di pubblica utilità, o tale realizzazione è in qualche modo garantita dal solo ente pubblico? Evidentemente può.
La nostra storia – passata e attuale – è la lampante dimostrazione della infondatezza di ogni dubbio in proposito. La storia dell’Italia è – come ricorda l’importante mostra presentata al Meeting di Rimini dalla Fondazione per la Sussidiarietà – una storia di sussidiarietà, di cadute e di incessanti riprese, che ha avuto sempre un motore insostituibile nella libera aggregazione di persone  che realizza opere.
Lo stesso Presidente Napolitano, nel suo intervento di domenica al meeting di Rimini, ha legato la possibilità di ripartenza  ad un impegno “che non può venire o essere promosso solo dallo Stato, ma che sia espresso dalle persone, dalle comunità locali, dai corpi intermedi, secondo quella concezione e logica di sussidiarietà […]  che ha fatto, di una straordinaria diffusione di attività imprenditoriali e sociali e di risposte ai bisogni comuni costruite dal basso, un motore decisivo per la ricostruzione e il cambiamento del nostro Paese”.