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ICI E 8XMILLE/ Come farebbe l’Italia senza le opere della Chiesa?

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Un mio amico ha una – stupenda – comunità di recupero di adolescenti tossicodipendenti, con delle percentuali di “uscita” di questi ragazzi dalla strada della dipendenza un po’ eccezionale. Riempie metri di carte e moduli per ottenere tutte le autorizzazioni che servono al funzionamento corretto della sua comunità. Eppure, tra tutte le carte che compila, in nessuna gli viene chiesta l’unica cosa che occorre chiedere a una realtà come la sua: ma i tuoi ragazzi, dopo, come stanno? Non ci ricadono più? Sono più uomini? Ricominciano a studiare o a lavorare?

L’agevolazione deve poter essere legata alla risposta positiva a queste domande, che un moderno sistema di welfare deve saper fare.

E deve valorizzare tutte le realtà nelle quali le persone e le imprese identificano un valore, che vedono concorrere al proprio bene: da qui la necessità delle agevolazioni fiscali a chi dona al non profit, del cinque per mille, dell’agevolazione ICI alle parrocchie e – più in generale – agli immobili posseduti da enti non lucrativi e destinati a attività socialmente rilevanti.
Come ha richiamato domenica  il Presidente Napolitano nel discorso citato, occorre oggettività nelle analisi e misura nei giudizi, per portarsi realmente “all’altezza dei problemi da sciogliere e delle scelte da  operare”.

Oggi più che mai è pertanto necessario che chi deve decidere, decida innanzitutto di conoscere ciò che c’è.

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