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Cronaca

MEETING/ E se Napolitano e don Giussani si fossero incontrati?

Don Giussani con alcuni studenti (Foto Ansa)Don Giussani con alcuni studenti (Foto Ansa)

Altri tasti su cui batte spesso il Presidente sono quelli della coesione sociale e dell’integrazione: nel metodo educativo del Gius, gli atti di solidarietà vissuti in comunità per andare incontro al bisogno dell’altro –chiunque esso sia- sono sempre stati un momento ineliminabile. Ed è da questo spunto che hanno preso vita le centinaia di iniziative di solidarietà che si sono consolidate nel tempo: cito tra tutte solo il Banco Alimentare, come esempio di una struttura che è in grado di venire incontro quotidianamente ai bisogni di migliaia di convivenze che altrimenti non potrebbero operare. Penso si possa dire che le opere di solidarietà non effimere, costituite e alimentate dagli aderenti a Cl, sono state anche la chiave della diffusione del movimento nel mondo. Altro aspetto che Don Giussani non avrebbe mancato di far notare ad uno statista così attento alle grandi questioni internazionali e ai rapporti tra i popoli, in particolare quelli del Mediterraneo.
Per celebrare la totalità della sintonìa, non resta che citare la musica.
Don Giussani l’amava intimamente, al punto di farne un perno dei momenti educativi, per predisporre l’animo alla riflessione e allo stupore di fronte alla bellezza del creato. Amava ripetere l’aforisma di Platone (il bello è lo splendore del vero) e nelle lunghe ore di silenzioso ascolto durante i nostri viaggi in macchina per andare da Papi, Cardinali, Uomini di Stato, si pasceva con grande godimento spirituale delle note di Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Haydn.
Non dimenticherò mai una tersa mattina di settembre, lungo le strade in saliscendi vicino ad Albano, quando gli feci ascoltare il Koln Concert di Keith Jarret: entusiasta della scoperta, lo volle risentire più volte, mentre scorreva accanto a noi il panorama degli azzurri laghi del Lazio.
E’ lo stesso godimento intellettuale che ho letto negli occhi del Presidente durante l’ascolto al tramonto del Bach di Glenn Gould: perché anche lui è molto sensibile all’eco della musica capace di far risplendere la bellezza del vero.