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MEETING/ Melazzini: la gabbia della Sla non imprigiona il mio Io

Pubblicazione:lunedì 22 agosto 2011

Mario Melazzini (Foto Ansa) Mario Melazzini (Foto Ansa)

Alla base di tutto c’è l’incontro di due persone e il ruolo del volontario è proprio fare uscire quanto c’è nel cuore di quella persona. Non solo una risposta data, quindi, ma anche far emergere quello che porta il volontario a dare una risposta. Quest’anno abbiamo deciso di fare uno stand unico per evidenziare come l’unione sinergica comporti una reale risposta ai bisogni delle persone malate, nel nostro caso malate di malattie neuromuscolari. Siamo in quattro ma è come se fossimo una cosa sola, partendo da Aisla, Arisla, Uildm e Fondazione Serena per dare tutti insieme una risposta concreta. Si parte dall’identificazione dei bisogni, e il nostro sistema è teso a costruire le risposte, anche se a volte ciò che viene offerto non corrisponde esattamente a quello di cui realmente la persona ha bisogno. Il sistema non mette invece in conto che partendo dalla domanda, senza andare a investire risorse aggiuntive, con una migliore gestione e organizzazione, si può veramente dare soddisfazione al bisogno della persona con malattia neuromuscolare. Partendo quindi dalla  mia esperienza di medico e di paziente abbiamo deciso di fare questo percorso, come mi ha portato nella malattia a identificare questo mio nuovo modo di fare il medico, ma soprattutto a scoprire che dentro ognuno di noi c’è una risorsa che deve essere valorizzata, indipendentemente dalla propria professionalità». Infine commentiamo con Mario Melazzini il titolo scelto quest’anno per il Meeting di Rimini, “E l’esistenza diventa una immensa certezza”: «Nessun titolo può essere più appropriato per me, perché è verissimo che l’esistenza diventa una immensa certezza. Accettare il proprio limite e vivere la vita con una grave disabilità ha fatto sì che riprogrammassi la quotidianità, e questo mi ha permesso di continuare a fare cose bellissime, nuove e meravigliose, quindi posso solo affermare, né più né meno, che l’esistenza diventa una immensa certezza».

 

(Claudio Perlini)

 



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