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MELANIA REA/ "Gravi indizi di colpevolezza di Parolisi", le motivazioni del Tribunale

Depositate e rese pubbliche le motivazioni del Tribunale del riesame dietro la decisione di non scarcerare Salvatore Parolisi. Gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell'uomo

Il luogo del delitto, foto Ansa Il luogo del delitto, foto Ansa

Il ricorso presentato ieri da Salvatore Parolisi per ottenere la scarcerazione è stato bocciato dal Tribunale del Riesame dell'Aquila. Parolisi e i suoi difensori avevano chiesto anche misure alternative, quali gli arresti domiciliari. Tutto respinto. Adesso il tribunale stesso rende note le motivazioni dietro il rifiuto: su Salvatore Parolisi ci sono gravi indizi di colpevolezza, talmente gravi da scartare ogni ipotesi di liberazione. Il capro maggiore dell'esercito, accusato di aver ucciso la moglie Carmela Melania Rea si torva in detenzione dallo scorso 20 luglio. Come accennato in precedenti news, nonostante i periti della difesa avessero presentato argomentazioni abbastanza interessanti sulla possibile innocenza del Parolisi, come ad esempio la mancanza di alcuna traccia di dna dell'uomo (in realtà ci sono tracce di dna sule labbra e nell'arcat dentale di Melania) sul corpo della donna, ma quelle di altre persone sconosciute, il tribunale specifica che Parolisi dall'inizio delle indagini è incorso in molte contraddizioni e falsità.  "Ciò che (Parolisi)  ha riferito - si legge nella dichiarazione - è stato smentito dalle complete indagini dalla polizia giudiziaria". Per il tribunale, le argomentazioni della difesa non reggono le prove come quelli di chi ha testimoniato a parole e con fotografie che la coppia quel 18 aprile non si trovava a Colle San Marco come sempre sostenuto - anche ieri - dal Parolisi. Inoltre il fatto che sul corpo dei Melania ci sia dna di altre persone sarebbe solo uno dei tentativi del marito di depistare le indagini. Ci sono poi parole molto precise e secche che sottolineano tutta la gravità della situazione del caporale. I giudici infatti dicono che “Parolisi appare come l’autore dell’omicidio della moglie, per cause legate al deflagare della sua situazione familiare e sentimentale in relazione al rapporto con Ludovica Perrone”. Tutta la relazione extra coniugale dell'uomo appare infatti un movente su cui scavare. Scrivono nella sentenza che Ludovica Perrone lo aspettava affinché "passasse le vacanze di Pasqua con lei mentre la moglie nulla immaginava di tutto questo, e si preparava a passare il periodo pasquale con il marito”.