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Cronaca

MEETING 2011/ Nomos e profezia: cristiani, ebrei e musulmani

Incontro tra cristiani, musulmani ed ebrei. E' successo al Meeting di Rimini durante l'evento Due lezioni su Deuteronomio 13 e 18 a cura di Joseph H.H. Weiler e Ignacio Carbajosa

Joseph H.H. Weiler Joseph H.H. Weiler

Un momento ecumenico, un momento di quelli che accadono solo al Meeting di Rimini. Durante l'incontro "Due lezioni su Deuteronomio 13 e 18 a cura di Joseph H.H. Weiler e Ignacio Carbajosa” infatti è accaduto fuori programma di grande intensità. L'incontro è stato introdotto da  Stefano Alberto, Docente di Teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Hanno partecipato  Ignacio Carbajosa Pérez, Professore di Antico Testamento presso la Facoltà di Teologia San Dámaso di Madrid e Joseph H. H. Weiler, direttore dello Straus Institute e docente all’università di New York. Ma visto che la prossima settimana il professor Weiler festeggerà il suo sessantesimo compleanno, si è pensato bene di portare sul palco una torta e dei cantori che lo festeggiassero. Non solo: è salito sul palco anche  il professor Wael Farouq del Meeting Cairo. Si sono trovati tutti assieme dunque un cristiano, un ebreo e un musulmano. Weiler ha abbracciato Farouq dicendo: “Tra i più bei regali che mi ha fatto il popolo di don Giussani c’è stata l’amicizia con Farouq”. L'incontro vero e proprio poi: commentando il Deuteronomio 18, Carbajosa ha cominciato citando questo passaggio della Bibbia: “Sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti, non imparerai a commettere gli abomini delle nazioni che vi abitano. Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti” (18,9-11). Poi le considerazioni sulla promessa che in Israele sorgerà un profeta come Mosè. Don Ignacio dà le ragioni per cui questo profeta è il figlio di Dio stesso, Gesù che compie la promessa dei profeti. Joseph Weiler ha invece presentato il punto di vista ebraico: la “testardaggine” del popolo ebraico nella sua fedeltà all’Alleanza e al rispetto di tutte le norme, anche quelle alimentari e di comportamento, che vengono da quello che noi chiamiamo Antico e loro Autentico Testamento. “Non vorrei convertirvi, ma desidero che voi capiate. Per me vedere un ebreo che diventa cristiano è una cosa brutta”. Questa alleanza è basata sul decalogo, di cui il professore americano mete in evidenza due punti: non uccidere, che è una legge naturale, e gli obblighi del giorno di sabato perché contiene regole rituali che si osservano perché il Signore le chiede. “Nell’Alleanza c’è una legge morale e una legge rituale”: questa dà la possibilità di sentire che Dio è presente in tutta la vita del fedele (quando mangia, quando si veste, quando lavora…). Dio chiede nella Legge di non aggiungere nulla e di non togliere nulla. Questa fedeltà è chiesta soltanto a un piccolo popolo perché sia testimonianza di fronte al mondo, allo stesso modo con cui, suggerisce Weiler, i Memores (la forma di dedizione totale a Cristo ma in una vita laicale sorta nel movimento di Cl, ndr) sono testimonianza nel popolo cristiano, ma non tutti i cristiani devono farsi Memores.