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TEMA MEETING/ 1. Sapelli: la mia certezza ha bisogno della realtà

Pubblicazione:mercoledì 24 agosto 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 25 agosto 2011, 10.20

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Vero. Credo però che in tempi come questi san Paolo ci sia ancora molto d’aiuto e possa dare una grossa mano ad Agostino. Nell’escatologia di san Paolo la certezza è realmente fondata, perché c’è il cambiamento nella verità. Sono due approcci che non si escludono.

In altri termini?

La certezza piena prende il suo «sapore» - come dice Esposito - quando è raggiunta nella prassi, il che vuol dire, in breve, nella concretezza della vita. Non c’è bisogno di essere storicisti. Possiamo essere certi della resurrezione della carne, però la certezza è certezza anche nella trasformazione della realtà. Perché se io sono certo, ma la realtà va da un’altra parte, allora non mi serve a nulla superare l’incertezza. Allora preferisco vivere a margine tra certezza ed incertezza. Oggi la certezza non può fare a meno di un elemento di trasformazione. È l’«attualità» della posizione giudaico-cristiana.

Che cos’ha di così diverso?

La redenzione deve cominciare anche su questa terra, con il cambiamento della vita. Se no, francamente, passare dall’incertezza postmoderna della realtà come narrazione alla certezza legata ad un piano salvifico che non riguarda solo la persona ma tutta l’umanità, mi sembra una diminuzione. Come se mancasse qualcosa. 

Può documentare quello che sta dicendo?

Oggi i giovani hanno bisogno non di un sogno - lasciamo stare questa parola, figlia ormai dell’universo consumistico -, ma di un impegno trasformatore. Cosa cercavano i giovani a Madrid? Una certezza, non c’è dubbio, ma anche un cambiamento. La certezza o si documenta nel cambiamento o non è. Ed è proprio questa la cosa fondamentale che il pensiero postmoderno nega. 

In altri termini, la realtà di cui sono certo mostra la sua oggettività in un impegno trasformatore.


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COMMENTI
29/08/2011 - Sottolineo una frase scritta apposta per me (claudia mazzola)

"solo la presenza del divino riempie l’esistenza di certezza, sostenendo un cammino debole e incerto".