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Cronaca

TEMA MEETING/ 1. Sapelli: la mia certezza ha bisogno della realtà

GIULIO SAPELLI si confronta con la relazione del filosofo Costantino Esposito presentata al Meeting di Rimini. Che cos'è questa certezza a cui si fa riferimento? E come giudica la società?

Immagine d'archivioImmagine d'archivio

«L’esser-certo può essere addirittura individuato come la postura fondamentale del nostro “io”. E come ce ne accorgiamo? Ogni qual volta noi, incalzati dall’urgenza delle cose o dall’appello delle circostanze, chiediamo il “perché”, noi attestiamo a noi stessi di essere fatti per una risposta». E ancora: «È solo perché in qualche modo noi la conosciamo già, questa certezza, che possiamo patirne la mancanza. Non si tratta di un’assicurazione o di una garanzia che abbiamo in anticipo sulla vita, ma dell’esperienza originale che tutti ci ha segnati: quella di essere voluti e accolti dallo sguardo amoroso di nostra madre». Sono solo alcuni passaggi della lezione che il filosofo Costantino Esposito ha tenuto ieri al Meeting di Rimini, in un auditorium pieno zeppo, per illustrarne il titolo. Un’ampia meditazione sulla malattia del moderno, sulle contraddizioni che annichiliscono l’uomo quando pretende di negare la natura delle cose, e sulla possibilità di ridiventarne certi, partendo dalla propria esperienza. Una lezione che Giulio Sapelli, economista, ha subito avuto piacere di commentare.

Qual è la sua prima impressione, professore?

Una relazione bella, molto impegnativa ma scorrevole. E molto colta. Esposito ha spiegato molto bene la decostruzione del moderno e in esso la tragicità dell’uomo, che si ritrova grumo di materia senza senso. Si può aggiungere che la coscienza che sopravvive al moderno, inoltrandosi nel postmoderno, non è più la coscienza dell’uomo reale, ma quella di una individualità raziocinante, destinata a smarrirsi nelle pieghe del «testo» che oramai coincide con la realtà. Per il postmoderno la realtà è narrazione, costruzione teorico-letteraria dell’intelletto.

Con quali conseguenze?

La vera incertezza che domina oggi e quella dell’incompiutezza nel passare da individuo a persona. Si è perduta l’obbligazione morale, cifra dell’autonomia morale e con essa della trascendenza della persona. Noi siamo reali, siamo carne, ci realizziamo nella realtà e al tempo stesso la trascendiamo nell’obbligazione morale. È questo legame tra verità e realtà che il pensiero moderno oggi ha distrutto.

L’incertezza non ci basta perché nel nostro cuore c’è una certezza, più grande, che la precede.


COMMENTI
29/08/2011 - Sottolineo una frase scritta apposta per me (claudia mazzola)

"solo la presenza del divino riempie l’esistenza di certezza, sostenendo un cammino debole e incerto".