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Cronaca

TEMA MEETING/ 1. Sapelli: la mia certezza ha bisogno della realtà

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Certamente. Passo dall’incertezza alla «vera» certezza guadagnando non una certezza astratta, ma una certezza che nasce dalle buone pratiche. Mi sembra questo il punto di Archimede per vivere meglio nel presente. Lo dice bene Esposito quando scrive che la certezza non appartiene tanto all’assoluto, ma è piuttosto un accaduto. Se il Fatto cristiano alimenta la mia fede, non mi lascia inerte.

Che cosa la colpisce di più pensando al titolo del Meeting, «E l’esistenza diventa una immensa certezza»?

Quell’immensità, che non deve apparire una semplice aggiunta retorica. Che cosa vuol dire immensa? Che solo la presenza del divino riempie l’esistenza di certezza, sostenendo un cammino debole e incerto. Diciamocelo, siamo uomini tra gli uomini. Siamo pieni di dubbi, non riusciamo a realizzare noi stessi, non riusciamo a fare quello che vorremmo. Vogliamo l’immensità, la stessa agognata da Leopardi nel suo Infinito, ma restiamo tremolanti. Non ne siamo capaci per la presenza del male. Il male è il peccato. Quando citiamo Agostino, non dimentichiamo il lato oscuro, che è quello su cui ha sempre lavorato Pascal: Dov’è Dio, come mai non si mostra, perché mi ha abbandonato? Non dev’essere una domanda oziosa, se anche Cristo se lo è chiesto sulla croce. Il peccato è un evento fondamentale della teologia cristiana, ma siamo portati a razionalizzarlo troppo rapidamente...

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COMMENTI
29/08/2011 - Sottolineo una frase scritta apposta per me (claudia mazzola)

"solo la presenza del divino riempie l’esistenza di certezza, sostenendo un cammino debole e incerto".