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ADOZIONI AI SINGLE/ L'esperta: si vuole creare il caso mediatico, ma la legge dice altro

Pubblicazione:giovedì 25 agosto 2011

Immagine d'archivio (Fotolia) Immagine d'archivio (Fotolia)

Cristina Fazzi, pediatra siciliana da anni impegnata sul fronte umanitario in Africa, aveva adottato legalmente nello Zambia cinque bambini tra cui il piccolo Joseph di sette anni. Dopo una battaglia legale iniziata nel 2009, la donna ha visto riconosciute le sue ragioni e il tribunale dei minori di Caltanissetta ha recepito la sentenza a lei favorevole del tribunale dello Zambia, riconoscendola madre adottiva di Joseph. IlSussidiario.net ha chiesto un commento sulla controversa questione a Alda Vanoni, già giudice presso il tribunale dei minori di Milano e già presidente nazionale dell’Associazione Famiglie per l’Accoglienza: «Bisognerebbe leggere la sentenza completa per avere informazioni più chiare per capire in base a quale principio giuridico questa adozione, che era stata dichiarata una prima volta in Zambia, sia stata poi riconosciuta in Italia, perché le strade giuridiche sono varie e, a seconda della strada intrapresa, si possono fare diversi commenti. Per quello che si può capire dalle notizie di stampa, sembra di ipotizzare una situazione analoga a quella esaminata da una sentenza della Cassazione di cui i giornali hanno parlato qualche mese fa: in quel caso una signora italiana non sposata, che aveva adottato una bambina russa con provvedimento emesso da un giudice degli Stati Uniti, aveva chiesto al giudice italiano il riconoscimento di tale provvedimento con gli effetti dell’adozione legittimante. La sentenza della Cassazione era stata riportata con molto rilievo da tutti giornali, interpretandola come un’apertura della Cassazione all’adozione da parte dei single, ma non era proprio così: la sentenza faceva applicazione non innovativa di una norma già esistente nel nostro ordinamento, cioè la possibilità che in casi particolari si arrivi all’adozione anche da parte di una persona non sposata. Il nostro legislatore ritiene, allo stato attuale, che l’adozione da parte di una persona sola sia da ritenersi utile per il bambino solo in casi particolari, che sono indicati dall’articolo 44 della legge sull’adozione. Finché si fa applicazione di questo articolo, come nella sentenza dello scorso febbraio, non c’è nulla di innovativo, ma è un’applicazione che il legislatore già prevede». Questa affermazione porta allora a chiedersi come mai questi casi abbiano suscitato un così vivo interesse da parte della stampa: «In realtà l’intento di questa campagna stampa mi sembra molto preciso, e anche l’enfasi con cui si sta sottolineando la precedente sentenza della Cassazione denota non tanto la voglia di segnalare questo caso giuridico in particolare, ma l’intenzione di creare un’attenzione dell’opinione pubblica per evidenziare che attualmente i single non hanno la stessa possibilità di adottare delle coppie sposate e per suscitare una modifica di questa legislazione».


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