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Cronaca

MOSTRE/ Carlo Bo, e l'Ermetismo dimenticato

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Qualcosa di suggestivo, quindi, questa comunanza tra il libro e la suddetta mostra che  proprio attraverso gli affascinanti documenti esposti, patrimonio personale dello stesso Tabanelli e da lui anche scovati in varie biblioteche, dà  anche la possibilità di vedere fotografie rare di questi grandi autori della nostra letteratura. Foto, immagini, scritti, che danno ancora più liricità e suggestione. Una vetrina quasi magica, in bianco e nero, che offre emozioni intense ai numerosi visitatori. IlSussidiario.net ha interpellato chi ha ideato e portato avanti questo progetto con la collaborazione di Gianfranco Lauretano e Walter Raffaelli: Giorgio Tabanelli, che con il suo impegno e tanta sagacia ha riunito questi manoscritti e dato adito a qualcosa di veramente eccezionale.

 

Tabanelli quando ha conosciuto Carlo Bo per la prima volta?

 

E’ stato nel 1978, ero studente universitario presso l’Università di Urbino in sociologia quando ebbi la fortuna di conoscerlo; si dimostrò subito di una disponibilità e di una cordialità infinita e l’amicizia con lui durò fino alla sua morte.

 

Considera Bo uno dei maggiori esponenti della nostra cultura letteraria?

 

Sì, certamente un’interprete vero, un critico letterario grandissimo, oltre che un grande autore. Uno dei massimi esponenti della cultura cattolica italiana e non solo.

 

Questa mostra è stata la prima a ricordare il centenario della nascita di Bo?

 

Siamo stati i primi e anche gli unici fin’ora a ricordare questo anniversario così importante. Mi stupisce e nello stesso tempo mi dispiace che altri non l’abbiano fatto, senza volere per forza prendere il merito di tutto questo.

 

E’ stato difficile recuperare questi manoscritti originali, testimoni della vita letteraria di Bo, dai tempi della rivista “Frontespizio” a tutto il resto della sua attività?