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SBARCHI/ Blangiardo: l’Africa si "sposta" in Europa? Una soluzione c’è…

Pubblicazione:venerdì 26 agosto 2011

Foto: Ansa Foto: Ansa

È dunque dal dato sulla popolazione in età attiva che conviene avviare la riflessione circa la sfida per la valorizzazione del capitale umano nei paesi del Sud del Mondo, unica strategia capace di mantenere condizioni di equilibrio negli scenari che vanno configurandosi. Tra il 2010 e il 2030 del circa mezzo miliardo di unità che si aggiungeranno al totale degli africani, ben 2/3 sarà rappresentato da soggetti in età lavorativa, e nel Nord Africa tale proporzione sarà ancora più elevata (77%). Mentre oggi in Africa il rapporto di dipendenza - detto anche di carico sociale - è di 78 persone a carico (per lo più giovani) per ogni 100 soggetti in età attiva, si prevede che nell’ambito della componente che si aggiungerà nei prossimi vent’anni il suddetto rapporto sarà sceso a 50.

Non vi è dubbio che un tale allentamento del carico sociale - che viene visto come se fosse un “dividendo demografico” maturato per la favorevole coincidenza di un calo tendenziale della componente giovanile non ancora accompagnato da un aumento di quella anziana - si configura nei termini di una vera e propria grande occasione di sviluppo per il continente africano. Un’opportunità che, per essere colta, richiede tuttavia la sussistenza (o meglio la realizzazione) delle condizioni - economiche, sociali, politiche, infrastrutturali - necessarie per mettere a frutto l’abbondante capitale umano che si renderà sempre più disponibile in loco.

Per giungere a condizioni che consentano alla popolazione africana di incassare il “dividendo demografico” sarà però indispensabile uno sforzo - e un costo certo non indifferente - sul fronte di una vera cooperazione da parte dei paesi del Nord del Mondo, prima fra tutti l’Europa. D’altra parte non va dimenticato - e le recenti esperienze in Nord Africa ce lo hanno chiaramente ribadito - che l’alternativa ai costi di azioni mirate alla salvaguardia degli equilibri mondiali (ma anche a rispondere ad un dovere sul piano etico) consiste nel lasciare che tutto proceda nel segno dell’arrangiarsi da sé. Nell’illusione che, così come la versione della bomba demografica sul piano dei “numeri” non è esplosa con effetti dirompenti, anche la sua variante qualitativa, connessa agli effetti della struttura per età, potrebbe passare sulla testa dei paesi ricchi senza alcun significativo danno.


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