BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

GIUSSANI/ 2. Aldo Trento: la sua amicizia, una “domanda” che fa risorgere

L’ultimo libro di don Giussani riletto attraverso la storia personale di padre Aldo Trento, missionario della Fraternità San Carlo Borromeo in Paraguay

Padre Aldo TrentoPadre Aldo Trento

L’ultimo libro di don Giussani riletto attraverso la storia personale di padre Aldo Trento, missionario della Fraternità San Carlo Borromeo in Paraguay e responsabile di una clinica per malati terminali ad Asunción. Il volume “Ciò che abbiamo di più caro”, che raccoglie gli interventi di don Giussani del 1988 e del 1989, sarà presentato questo pomeriggio nel corso dell’incontro conclusivo del Meeting di Rimini. Intervistato da Ilsussidiario.net, padre Aldo Trento racconta come attraverso tutti gli episodi della sua vita e l’amicizia con don Luigi Giussani è arrivato a dire che Cristo è ciò che di più caro ha nella sua vita.

Padre Trento, qual è secondo lei il punto che intende sottolineare il nuovo libro con gli interventi di don Giussani?

Ciò che desidero fare è testimoniare che quello che Giussani dice si è fatto carne nella mia vita, cioè rispondere alla domanda: come si può arrivare a dire che Cristo è la cosa più cara della vita? A 64 anni posso umilmente dire che davvero oggi Cristo è la cosa più cara della mia vita, e ripetere con le parole di San Paolo: “Per me vivere è Cristo e morire è un guadagno”, o “tutto posso in Colui che mi dà la forza”. Io vivo 24 ore al giorno immerso in un mare di dolore, e in questo la forza più cara che ho è Cristo. Tutto ciò ha avuto un inizio: l’abbraccio di Giussani in quel 25 marzo 1989 in via Martinengo, proprio nel momento della mia massima disperazione in cui pensavo che per me fosse tutto finito. Quel giorno ho fatto ben due scoperte...

Quali?

L’incontro con Cristo attraverso don Giussani mi ha fatto scoprire in primo luogo la schizofrenia in cui tutti viviamo, cioè la grande divisione tra sentimento e ragione di cui io ero terribilmente vittima. Don Giussani dice che siamo tutti dei folli, chi più chi meno, proprio come diceva il poeta Ovidio: “Video meliora proboque, deteriora sequor”, cioè "vedo le cose migliori e le approvo, ma seguo le peggiori”. Come l’uomo può salvarsi da questa follia? Grazie a un abbraccio. E infatti io sono stato salvato dall’abbraccio di Giussani, che è stato anche l’inizio di una resurrezione. Tanto è vero che don Giussani lo chiama anche amicizia, che è l’evidenza di Cristo oggi. Ontologicamente parlando Cristo vive nella Chiesa, in quella comunità di persone che ti rimandano continuamente a Lui, e io lo ho sperimentato nella vita. Ma l’amicizia è anche lo strumento attraverso cui uscire da questa follia, tanto che la forma suprema di amicizia diventa domanda. Infatti io ho vissuto tutta la mia vita gridando e supplicando.

Ma come è possibile fare in modo che, dopo il primo momento, questo incontro non diventi una nostra interpretazione?