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MEETING/ L'edizione 2012: "La natura dell'uomo è rapporto con l'infinito"

Pubblicazione:sabato 27 agosto 2011 - Ultimo aggiornamento:sabato 27 agosto 2011, 15.03

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Questo non è scontato in un mondo dove tutto dice il contrario. Un mondo, come ha documentato la relazione sul tema del Meeting svolta dal filosofo Costantino Esposito, che davanti all’incertezza cerca un facile ma illusorio conforto da una parte nel naturalismo, secondo il quale tutto sarebbe spiegabile “in base a determinati fattori e meccanismi fisico-chimici e neuronali”, dall’altra nel relativismo culturale.

Quello che abbiamo visto invece è accaduto in un luogo dove la certezza ha un nome e un volto, come ha documentato ancora Esposito, che ci ha ricordato che «la certezza non è una nostra costruzione». Infatti «è dovuto venire Cristo, nella carne del mondo, per riaprire il ciclo inesorabile del tempo naturale, ponendosi come principio di conoscenza nuova, l’unico capace di valorizzare fino in fondo il bisogno di significato di ogni singolo uomo». E per scoprirlo, come ha ricordato il filosofo francese Fabrice Hadjadj, «bisogna partire dall’esperienza, dall’esistenza», perché il cristianesimo non è qualcosa di passato, ma una possibilità, ora, di vivere in modo nuovo il presente, come hanno testimoniato, tra i tanti, il cardinale Dionigi Tettamanzi, il cardinale Robert Sarah e padre Pierbattista Pizzaballa nei loro interventi. E come si è visto nella mostra sulla vita di Gesù a Cafarnao con i primi che si sono lasciati afferrare dalla Sua presenza, e che per questo hanno inciso sulla storia come nessun altro al mondo.

Politici come Franco Frattini, Roberto Maroni, Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi, Giuliano Amato, Enrico Letta, Piero Fassino; imprenditori come John Elkann, Clara Gaymard, Tarek Ben Ammar, Fulvio Conti, Corrado Passera, Giuseppe Recchi, Ossama Bessada, Giuseppe Orsi, Giuliano Poletti e le centinaia di ospiti e visitatori venuti a Rimini si sono trovati di fronte a un popolo ancora una volta di «uomini senza patria», cioè liberi, un popolo che dice all’Italia che questo Paese non è qualcosa che nasce dall’alto, nei grandi pensatoi internazionali finanziari, ma nasce dalla creatività figlia di una posizione umana generatrice di uomini capaci di desiderio, realismo e ideale, unica soluzione per evitare di diventare un Paese per vecchi.

Persone certe di una sola cosa, essenziale, cara ad ognuno: la propria esperienza di uomini veri, certi e perciò irriducibili a qualsiasi tipo di potere, perché riconoscono che le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo. L’uomo infatti non è artefice di se stesso, ma segnato da qualcosa d’Altro.



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