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MEETING/ L'edizione 2012: "La natura dell'uomo è rapporto con l'infinito"

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Si è concluso il Meeting di Rimini edizione 2011, "E l'esistenza diventa immensa certezza". I responsabili dell'evento hanno rilasciato il comunicato stampa ufficiale che commenta questa edizione, annunciando il titolo dell'edizione 2012: "La natura dell'uomo è rapporto con l'infinito". Pubblichiamo il testo completo del comunicato di chiusura.

«L’uomo non può vivere senza una certezza sul proprio destino». Con queste parole Benedetto XVI ci ha invitato ad andare fino in fondo al tema del Meeting di quest’anno, per scoprire quale è la certezza per cui vale la pena che la vita sia vissuta, in ogni ambito e circostanza.

È quello che abbiamo verificato attraverso 113 incontri con 321 relatori, 10 mostre, 26 spettacoli, grazie al contributo di quasi 4000 i volontari (640 durante il PreMeeting e 3232, di cui 140 stranieri, durante la manifestazione) e registrando quasi 800.000 presenze da 38 nazionalità diverse.

Un’edizione che si è aperta con l’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che «dinanzi a fatti così inquietanti, dinanzi a crisi gravi» ha richiamato tutti, e i giovani in particolare, a «parlare il linguaggio della verità». E ha spiegato: «C’è bisogno di nuove leve e di nuovi apporti. Non fatevi condizionare da quel che si è sedimentato in meno di due decenni: chiusure, arroccamenti, faziosità, obbiettivi di potere, e anche personalismi dilaganti in seno ad ogni parte. Portate nell’impegno politico le vostre motivazioni spirituali. Portate, nel tempo dell’incertezza, il vostro anelito di certezza. È per tutto questo che rappresentate una risorsa umana per il nostro Paese. Fatela valere ancora di più: è il mio augurio e il mio incitamento».

E che cosa abbiamo scoperto?
Raccontando la storia del nostro Paese, interrogandoci sulla crisi e sulla situazione internazionale, affondando lo sguardo nella cultura del passato e in quella del nostro tempo, abbiamo visto qualcosa accadere davanti ai nostri occhi: cioè che l’esistenza diventa una immensa certezza.

Abbiamo visto uomini nuovi che non si arrendono, come è nello spirito del nostro popolo, documentato dalla mostra sui 150 anni di sussidiarietà: uomini che, sostenuti da un ideale adeguato, possono contribuire al bene comune.
Abbiamo incontrato persone giunte da ogni parte del mondo per raccontare la propria esperienza le quali, per una certezza vivente nella loro esistenza, possono guardare in modo diverso situazioni di crisi e affrontarle con una positività sorprendente.

Abbiamo visto che l’amicizia fra i popoli, in un tempo reso drammatico dai conflitti in corso sullo scenario internazionale, non è una chimera, ma è possibile fino agli estremi confini della Terra: questo ci hanno testimoniato gli amici egiziani - relatori e volontari -, presenti al Meeting, come il cardinale Antonios Naguib, il vescovo Armiah, il rettore di Al Azhar Usamah Elabed e gli ormai compagni di viaggio Farouq Wael, Joseph Weiler, Andrew Davison, John Milbank. Un’amicizia con ortodossi, musulmani, ebrei, anglicani, buddisti, un’amicizia non programmata, che incide nella storia, come ci ha testimoniato chi è arrivato a dirci: «In questo luogo è possibile dialogare». Pieni di stupore abbiamo ascoltato il professore egiziano Abdel Fattah Hassan presentare la traduzione in arabo de Il rischio educativo di don Giussani, segno della comune preoccupazione educativa per i giovani, senza della quale non si ricostruisce una società.




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