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Cronaca

SANT’AGOSTINO/ Il santo assetato della Vera Sapienza

Si celebrava ieri, domenica 28 agosto 2011, la memoria di Sant’Agostino di Ippona, uomo sempre inquieto e sempre in cerca della pace in Cristo. Il commento di LAURA CIONI

Vittore Carpaccio, Sant'Agostino nello studio (1502)Vittore Carpaccio, Sant'Agostino nello studio (1502)

Agostino nasce a Tagaste, in Africa, nel 354. La sua giovinezza è intensa di studi e di esperienze inquiete. Dopo aver insegnato a Cartagine, giunge a Roma e poi a Milano, al colmo della sua carriera di retore. Qui conosce il vescovo Ambrogio, di cui scrive: A lui ero guidato inconsapevole da te, per essere da lui guidato consapevole a te. Quell'uomo di Dio mi accolse come un padre e gradì il mio pellegrinaggio proprio come un vescovo. Io pure presi subito ad amarlo, dapprima però non certo come maestro di verità, poiché non avevo nessuna speranza di trovarla dentro la tua Chiesa, bensì come persona che mi mostrava benevolenza.

Per Agostino la ricerca è lunga, tra gli studi e la vita dissipata, vegliata dall’amore di sua madre Monica. L'insegnamento di Ambrogio ottiene che la fede cristiana non gli appaia vinta nei confronti delle varie filosofie che Agostino aveva conosciuto e abbandonato, ma non si mostra ancora vincitrice. Incontra san Simpliciano, maestro e ispiratore di Ambrogio, poi suo successore come vescovo di Milano: In lui riluceva la tua grazia; avevo anche sentito dire che fin da giovane viveva interamente consacrato a te. Allora era vecchio ormai e nella lunga esistenza passata a perseguire la tua vita con impegno così santo, mi sembrava aver acquistato grande esperienza, grande sapienza. L'età avanzata di Simpliciano ne ammanta la figura di venerazione: quando Agostino gli dice di aver letto le opere di Mario Vittorino, gli parla di lui, morto da cristiano dopo aver a lungo resistito al battesimo, convinto che fosse sufficiente alla salvezza il semplice possesso della dottrina. Simpliciano gli diceva allora: Non ti considererò nel numero dei cristiani finché ti avrò visto nella chiesa di Cristo. Ed egli obiettava: Sono dunque i muri a fare i cristiani? Ma dopo aver a lungo esitato, giunto a certezza, chiese di essere battezzato. Allorché il tuo servo Simpliciano mi ebbe narrata la storia di Vittorino, mi sentii ardere dal desiderio di imitarlo, che era poi lo scopo per il quale Simpliciano me l'aveva narrata.