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NEUROSCIENZE/ D’Agostino: non basta una pulsione per condizionare la nostra volontà

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 «Se una parte dei neuroscienziati è convinta di poter trovare delle determinanti neurologiche del comportamento, un’altra parte altrettanto meritevole di attenzione sostiene il contrario». Per intenderci: «Da che mondo e mondo – continua - si sa che un uomo ubriaco può perdere i propri freni inibitori e commettere atti di varia gravità. E, da che mondo e mondo, si sa anche che ogni individuo è responsabile dell’assunzione di queste sostanze». In sostanza, nel processo ci si è avvalsi di dati ammantati di scientificità quando ne erano privi. «Quello che gli scienziati non sono ancora riusciti a dimostrare in modo convincente è se la nostra struttura neurologica possa essere o meno sottoposta ad un controllo di tipo etico-giuridico. E’ un problema non diverso da quello delle nostre pulsioni sessuali. Hanno tutte una determinante biologica; non per questo si è mai dedotto che il soggetto non abbia la responsabilità di dominarle. Infatti, lo stupratore non è ritenuto meno responsabile del suo crimine perché le sue pulsioni sono particolarmente forti». La discussione è aperta; tuttavia, un certo atteggiamento potrebbe invalidarla: «il dibattito è impregnato di una sorta di mitologia scientifica. Dobbiamo tenere a mente che se davvero potessimo trovare le determinanti neurologiche dell’aggressività potremmo rilevare anche quelle dell’avidità di denaro o del razzismo». L’esempio non è azzardato, e implica delle conseguenze.«Alcuni studiosi ritengono che nel cervello, in particolare all’interno della migdala, si trovino le pulsioni del razzismo. Dato e non concesso che sia vero, allora dovremmo toglierla laddove la riscontrassimo abnorme?».