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NEUROSCIENZE/ D’Agostino: non basta una pulsione per condizionare la nostra volontà

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 Il problema è che a qualche “neuroscienziato pazzo” potrebbero venire in mente, in un ipotetico futuro, (non così ipotetico) di adottare la tecnica per i più disparati fini: «Per potenziare atteggiamenti – dice il professore - ritenuti evolutivamente positivi. Ad esempio, placando l’istinto del sonno per far lavorare di più gli operai». Non solo: «Già adesso assistiamo a delle potenziali esasperazioni, con la localizzazione celebrale della gelosia, del senso artistico, dello spirito d’avventura ecc… Elementi che fanno parte della complicata articolazione dell’essere umano – le inclinazioni -, che si sono sempre conosciuti.  Ma se usiamo questi parametri in sede socio-legale, entriamo in un campo minato. Potremmo cominciare a sostenere che la classe politica debba essere formata da persone neurologicamente caratterizzate in tal senso, escludendo, magari, gli artisti». Resta da capire perché la mentalità comune e la scienza forense accettino senza che questo ponga alcun problema il fatto che una malattia psichiatrica – come la depressione, la schizofrenia, o il disturbo paranoico -  venga, di norma, considerata, perlomeno, un'attenuante. «C’è una differenza enorme – chiarisce D’Agostino -: Le malattie psichiatriche alterano l’identità della persona malata, che agisce senza identificare se stesso come il responsabile dell’azione. Le neuroscienze, invece, non parlano di alterazione dell’identità personale, ma di condizionamenti neurologici. Affermano, ad esempio, che l’aggressività è un elemento costitutivo dell’identità di un determinato individuo. Ma di un individuo a tutti gli effetti normalissimo, in cui l’aggressività fa parte sostanzialmente della sua personalità».

 

(Paolo Nessi)  

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